Siamo spiacenti. Controstoria dell'editoria italiana attraverso i rifiuti dal 1925 ad oggi

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9788861596566: Siamo spiacenti. Controstoria dell'editoria italiana attraverso i rifiuti dal 1925 ad oggi
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Una storia dei rifiuti editoriali in Italia che integra, corregge o contraddice la storia dei libri pubblicati. Una controstoria, dagli anni venti a oggi, che viene gui raccontata per la prima volta in modo organico, con riferimento particolare alla narrativa italiana contemporanea. Un percorso istruttivo e avventuroso, che si sviluppa attraverso notizie e testimonianze, riflessioni e aneddoti, con tante piccole e grandi scoperte: dalle rinunce preventive autocensorie nel Ventennio fascista, a una lunga serie di rifiuti espliciti o mascherati, con le più diverse motivazioni, letterarie o mercantili, ideologico-moralistiche o diplomatiche. Si delinea così un microcosmo animato e variegato di case editrici come Einaudi, Mondadori, Rizzoli, Bompiani, Adelphi, Garzanti, e di letterati-editori come Pavese, Vittorini, Calvino, Sereni, Gallo, Natalia Ginzburg, nel guale spiccano, accanto ai casi clamorosi del "Gattopardo" e di Guido Morselli, di Andrea Camilleri e di Susanna Tamaro, altre storie, ignote o meno note ma non meno significative. Mentre negli ultimi decenni i rifiuti tendono a ridursi progressivamente con la proliferazione di offerte, occasioni e sedi di pubblicazione per scrittori e scriventi esordienti o nuovi: lo scrittore inedito scompare, sostituito peraltro dallo scrittore che, se non ha successo, viene ben presto abbandonato.

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Recensione:

Albert Camus sosteneva che i nemici più pericolosi per uno scrittore fossero la soddisfazione e il livore e se nel primo stato d’animo di questi tempi è piuttosto difficile incorrere, il secondo è sempre in agguato, soprattutto quando si fatica a trovare un editore per il proprio “capolavoro”. Se dunque siete scrittori, magari al primo romanzo, magari alle prime armi e alle prese con l’ambiguo e labirintico ingranaggio editoriale, Siamo spiacenti è il libro che fa per voi. Gian Carlo Ferretti, giornalista e storico dell’editoria, riscrive la storia delle maggiori case editrici italiane in negativo ripercorrendo i rifiuti in cui incorsero grandi e piccoli autori, talvolta clamorosi, come nel caso de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa nella einaudiana collana “I Gettoni” diretta da Elio Vittorini, talvolta drammatici, come nel caso dell’opera di Guido Morselli (morto suicida senza avere visto pubblicato nemmeno uno dei numerosi romanzi che gli diedero successivamente un posto di rilievo nella storia della letteratura europea), ma molto più spesso letti e interpretati come tappa naturale e necessaria del laborioso iter che porta un libro alla sua pubblicazione. Nell’introduzione intitolata, forse in modo un po’ troppo consolatorio, Niente di meglio che un rifiuto viene addirittura teorizzata una nuova categoria metafisica: la Provvidenza Laica, corrispondente pressappoco alla saggezza popolare del proverbio “chiusa una porta si apre un portone” e che, editorialmente parlando, evidenzia come spesso il rifiuto non sia altro che il preludio all’accoglienza presso una casa editrice più adatta, convinta e agguerrita nella valorizzazione di un dato libro. L’arco di tempo che Ferretti prende in esame è quello che va dal Ventennio ai nostri giorni e così questa controstoria allarga la prospettiva diventando anche uno strumento efficace e interessante per capire l’evoluzione della società. Il termometro delle scelte editoriali e la natura dei rifiuti segue infatti logiche differenti a seconda del periodo analizzato: se durante il fascismo prevale un atteggiamento per così dire preventivo e opportunistico dettato da ragioni moralistiche, di costume, politiche, razziali e xenofobe nel dopoguerra le grandi case editrici si fanno garanti di precise linee culturali e pedagogiche che se da un lato contribuiscono a costruire cataloghi di grande coerenza e a coltivare rapporti con autori che vengono per così dire allevati dal clima della casa editrice, dall’altro rischiano rifiuti aprioristici dettati da eccessive rigidità ideologiche. Fino ad arrivare alla situazione polverizzata, confusa, ma effervescente di oggi, dove l’equilibrio tra profitto e qualità sembra spesso saltare, ma dove anche, moltiplicate le occasioni per pubblicare e assodata la crisi del sistema editoriale, il rifiuto perde di molto il suo valore simbolico.

recensione di "www.bookdetector.com"

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