David Foster Wallace Infinite jest

ISBN 13: 9788887517101

Infinite jest

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Recensione:

Foster Wallace va di moda l’oblio

Per una volta, forse, recensendo Oblio, il nuovo libro di David Foster Wallace, vale davvero la pena di iniziare con una (lunga, me ne scuso anticipatamente) citazione: «Come in qualunque distribuzione monovariabile dalle probabilità su scala ridotta avrebbe previsto, non tutti i membri del Focus Group Designato ascoltavano attentamente la spiegazione del coordinatore su quello che Mister Squishy e la Team Ay speravano di ottenere lasciando brevemente il Focus Group da solo in camera di consiglio per confrontare i risultati dei loro Profili di Relazione Individuale e per parlare apertamente e senza interferenze fra loro nel tentativo di avvicinarsi quanto più possibile a un Riassunto Dati di Reazione del Gruppo unanime e univoco del prodotto sulla base di sedici diversi assi radiali di Preferenza e Appagamento. Una certa dose di mancanza di attenzione era contemplata fra le matrici di quello che, stando alle informazioni ricevute dal coordinatore dell'FDG, era il vero test in corso quel giorno al diciannovesimo piano. Questo testo secondario (o ”annidato”) aveva lo scopo di ottenere dati quantificabili relativi alle informazioni tra virgolette Divulgabili per la produzione e il marketing sulla percezione che aveva il Focus Group Designato tanto del prodotto che della ditta produttrice; era un'operazione che si svolgeva all'insaputa delle persone coinvolte e che si sarebbe ripetuta su tre diverse griglie variabili con FGD scelti a caso per tutto il corso dei due trimestri fiscali successivi, e sponsorizzata da soggetti la cui identità doveva restare oscura ai coordinatori come parte (evidentemente) delle condizioni del test ”annidato”». Bene. Dopo cinque anni di silenzio, David Foster Wallace ha raccolto in Oblio otto storie, che non definirei «romanzi brevi»: in un paio di casi lo sono, per il resto si tratta di racconti. David Foster Wallace, scrittore «di culto», collabora con la rivista «di culto» McSweeney's, fondata da Dave Eggers, pure lui scrittore «di culto». David Foster Wallace ha scritto un romanzo «di culto» di oltre mille pagine, Infinite Jest. David Foster Wallace è ritenuto da molti l'erede designato della scuola postmoderna, e dunque di Pynchon, Gaddis e Barthelme. David Foster Wallace evita con cura di esibirsi, il che forse in quest'epoca di esibizionismo di massa è la forma più sfrenata di esibizionismo. Ma oltre a occuparsi delle perversioni del marketing come in «Mister Squishy» (da cui la citazione che avete letto pocanzi), di che cosa parla David Foster Wallace in Oblio? In uno dei racconti, «Il canale del dolore», un artista lavora con le feci, non come Manzoni che le metteva in appositi contenitori facendosi beffe del circo dell'arte contemporanea, ma proprio defecando di fronte alle telecamere vere e proprie sculture perfettamente modellate. In «La filosofia e lo specchio della natura», invece, un tizio affetto da aracnofobia porta la madre dall'avvocato per intentare una causa al chirurgo che le ha rovinato il viso, in una nuova esplorazione del confine sottile tra ricorso alla chirurgia estetica e disturbi della personalità dopo l'Invisibile Monsters di quell'altro scrittore «di culto» che è Chuck Palahniuk. Naturalmente David Foster Wallace sa di scrivere molto bene. E naturalmente divide la critica: c'è chi lo considera per l'appunto uno dei pochi geni attualmente in circolazione, e chi al contrario lo rimprovera di autoindulgenza narcisista e onanismo letterario: molto stile ma niente sostanza, o come si diceva una volta più fumo che arrosto. Detto questo, non deve essere un caso se il racconto più riuscito di questa raccolta è forse «Caro vecchio neon», il cui protagonista è un giovanotto baciato dal successo e dalla fortuna che a un certo punto della sua vita va dall'analista, ovvero dal dottor Gustafsson, e si rende conto della propria vacuità. David Foster Wallace è indubbiamente capace di maneggiare lo «zeitgeist». Ed è uno scrittore che va molto di moda, che anche da noi chi è sensibile alle mode non perde occasione di osannare. Non so se David Foster Wallace sia un genio. Non credo che David Foster Wallace sia «un impostore», come il protagonista di «Caro vecchio neon». Che David Foster Wallace sappia scrivere molto bene, cosa di cui come si diceva egli stesso è assai consapevole, è fuori di dubbio. Però forse dovrebbe smettere di dare retta a quelli che lo ritengono l'erede designato di Pynchon, Gaddis e Barthelme, liberandosi dal pesante fardello. E, soprattutto, avrebbe bisogno di un po' di editing in più. Dimenticavo: complimenti alla traduttrice Giovanna Granato.

Recensione di Tuttolibri, a cura di Giuseppe Culicchia

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