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Benvenuti alla Mostra del Libro di Città di Castello

Benvenuti alla XVII Mostra del Libro Antico e della Stampa Antica di Città di Castello, la manifestazione dedicata al collezionismo librario e cartaceo in prgramma dal 1 al 3 settembre 2017, nela splendida cornice del Loggiato Gildoni, ex Logge Bufalini, al centro della città.
Sono previste originali iniziative e mostre di carattere storico legate alla bibliofilia e cartofilia. In particolare, un motivo in più per visitare la Mostra saranno i festeggiamenti per i 25 anni di Charta, la rivista illustrata per bibliofili e collezionisti; difatti proprio durante la Mostra verrà presentato il nuovo numero celebrativo della rivista arricchito di numerosi contenuti.

Come tra la fine dell’Ottocento la Tipografia Scipione Lapi ristampava, con il commento critico di G. Carducci, la monumentale opera dei Rerum Italicarum Scriptores, così oggi Città di Castello è punto di riferimento per chi cerca qualità e design in prodotti grafici e cartotecnici, artigianali ed industriali, grazie ad un sistema aziende in grado di coprire ogni tipologia e fase del processo produttivo.

Il libro dunque, come bene di consumo o di piacere, come prodotto da usare o da collezionare, è una prerogativa e un simbolo di questa città e risulta essere sul piano culturale ed economico di primaria importanza. La Mostra di Città di Castello si colloca all’interno di un movimento di riscoperta ed attualizzazione del libro cartaceo, in cui bibliofilia cultura e territorio si intrecciano, offrendo al visitatore appassionato, occasioni culturali e commerciali. L’Amministrazione, sempre attenta alla valorizzazione del proprio patrimonio storico, artistico e culturale, unitamente alla Fondazione Cassa di Risparmio e attraverso l’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, organizza questo prestigioso evento.

La qualità delle opere esposte e gli oltre 40 operatori di settore, italiani ed esteri, da anni presenti, rendono la manifestazione da molti anni una delle più apprezzate d’Italia. Il pubblico presente potrà godersi veri e propri tesori messi in mostra dagli espositori tra cui manoscritti miniati, incunaboli, cinquecentine, libri di varie epoche rari e di pregio, fotografie, incisioni, litografie, cartografia, stampe decorative e quant’altro inerente la bibliofilia e il collezionismo cartaceo.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito dell’evento: http://www.mostralibroantico.it/index.php

 




Fino al 9 luglio, in mostra l’antica cartografia de “L’Italia di Mezzo”

Sino al prossimo 9 luglio, nel borgo medievale di Civitella del Lago, il cinquecentesco Palazzo degli Atti ospiterà una esposizione sulla cartografia storica a stampa dell’Italia Centrale di grande interesse e originalità: “L’Italia di Mezzo. La cartografia storica del Centro Italia dal XVI al XIX secolo nelle collezioni private”.
Quaranta carte geografiche originali d’epoca, dal XVI al XIX secolo, con rarità ed alcune carte sinora sconosciute o inedite e corredata da pubblicazioni che vanno ad arricchire e ad aggiornare i rarefatti studi sulla macroregione dell’Italia Centrale.

La mostra non si limita a presentare al pubblico straordinarie opere raramente esposte, ma invita il visitatore a dipanare lentamente la complessa e ricca storia geografica e culturale di queste terre, viste attraverso gli occhi di quanti le hanno disegnate e rappresentate. L’orografia, l’idrografia, la topografia, la storia dell’«Italia di Mezzo» sono variamente raffigurate, e la ricerca dei confini e della loro evoluzione geopolitica si incrocia con gli elementi fisici del territorio, accompagnando il visitatore in un sorprendente viaggio in questi luoghi, ben oltre la loro rappresentazione.
Così, si percorre un periodo che va dal 1561 al 1859, dalle prime rappresentazioni a stampa del territorio sino alla formazione degli Stati preunitari e alla vigilia della proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, circa tre secoli della storia della nostra penisola, idealmente articolati in cinque grandi aree della cartografia storica:

- Le prime rappresentazioni a stampa, date da alcune delle prime carte a stampa dell’Italia e delle regioni che ne formano l’area centrale, edite nel XVI secolo dalle più importanti botteghe a Roma e Venezia, che nel Rinascimento detenevano il primato di centri di produzione cartografica in Europa e nel mondo occidentale;
- I centri di produzione cartografica in Europa nel XVII e XVIII secolo, rappresentati da alcuni esempi di provenienza francese, italiana, olandese, tedesca e inglese, arricchiti da una straordinaria carta murale dell’Italia del 1675, che si distingue per la ricchezza degli apparati decorativi;
 – Le prime carte fondate su rilevazioni scientifiche del territorio, che, nella seconda metà del ‘700, per la prima volta sono rettificate sulla base di osservazioni astronomiche e misure geodetiche effettuate nel corso di rilevamenti sul territorio;
- L’Età napoleonica e l’espansionismo francese in Italia, per seguire il territorio durante la tumultuosa evoluzione geopolitica degli Stati italiani in un periodo storico in cui, in soli 18 anni (1796-1814), si assistette ad annessioni, modifiche di confini e denominazioni, creazione di nuovi stati e regni, modifiche dinastiche di governo, riforme dei territori amministrativi, caduta del potere temporale con arresto e prigionia di un papa, in una successione talmente rapida da creare non poche difficoltà ai cartografi dell’epoca, ma spingendo anche ad una evoluzione tecnica della rappresentazione cartografica per rispondere alle esigenze militari dell’epoca;
- La Restaurazione e la formazione degli Stati preunitari, attraverso le carte che seguirono al Congresso di Vienna del 1814-1815, a cui parteciparono le principali potenze europee per ridisegnare la mappa d’Europa dopo la caduta di Napoleone, con l’intento di ripristinare l’assetto politico-territoriale e dinastico dell’Ancien Régime stravolto dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche: ciò diede avvio al processo storico noto come “Restaurazione” e determinò i confini degli Antichi Stati italiani del XIX secolo che accompagneranno il processo di formazione dell’Italia unita in poco meno di mezzo secolo.

Integrano l’esposizione due curiosi esempi di geografia antica del XVIII secolo, collegati alla civiltà etrusca e alla Magna Grecia, per richiamare l’attenzione su un’area della cartografia molto cara agli eruditi dell’epoca, che univa gli studi di geografia e storia antica. Per offrire un’idea delle rarità esposte, possono essere ricordate alcune delle rarissime carte del ‘500, tutte note in pochi esemplari, quali la incredibilmente moderna carta dell’Italia di Giacomo Gastaldi datata 1561, la più importante carta della penisola apparsa nel XVI secolo sia per la dimensione che per i contenuti; la scenografica Tuscia di Antonio Lafrery del 1564; la rarissima carta lafreriana anonima del 1585 recante il titolo “Li Paesi Tutti lacque dè quali vengono a Roma”, che delinea le valli e i fiumi a nord di Roma, prima rappresentazione a stampa a carattere regionale di un’ampia parte dell’Italia Centrale. Nelle epoche successive, vale ricordare: la carta murale dell’“Italia di Matteo Greuter” nell’edizione del 1675, corredata da ricche decorazioni; la innovativa “Nuova Carta Geografica dello Stato Ecclesiastico” dei padri gesuiti Boscovich e Maire pubblicata nel 1755 dopo 3 anni di rilievi sul territorio; la Carte generale du Theatre de la Guerre en Italie di Albert Ghislaine Bachler d’Albe, generale e cartografo di Napoleone, elaborata e pubblicata tra il 1798 e il 1802, esposta integralmente nel suo grande formato (misura 3,18 x 3,40 metri, in 30 fogli); la grande carta murale di Giovanni Maria Cassini del 1805; per finire con un’anonima e totalmente sconosciuta carta napoleonica recante il titolo “Dèpartemens de Rome et du Trasimène” e databile tra il 1809 e il 1812 sulla base del disegno dei confini rappresentati.
In genere, questo tipo di carte non è facilmente accessibile ai più, perché di solito sono gelosamente conservate nelle maggiori biblioteche italiane e straniere, e inavvicinabili se non attraverso immagini digitali e per provati motivi di studio. Questa mostra è resa possibile dal fatto che le carte provengono tutte da collezioni private: quindi si tratta di una occasione molto particolare, nel suo genere. Così, essa offre ad amatori, curiosi e collezionisti la possibilità di conoscere questo straordinario patrimonio culturale del territorio.

La mostra è organizzata dall’Associazione Roberto Almagià – Associazione Italiana Collezionisti di Cartografia Antica, in collaborazione con l’Associazione Culturale CivitellArte, e con il patrocinio del Comune di Baschi. Rimarrà aperta fino al prossimo 9 luglio, tutti i sabati e le domeniche, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00.
L’ITALIA DI MEZZO
La Cartografia storica del Centro Italia dal XVI al XIX secolo nelle collezioni private
a cura dell’Associazione “Roberto Almagià” – Associazione Italiana Collezionisti di Cartografia Antica, in
collaborazione con l’Associazione culturale CivitellArte, con il patrocinio del Comune di Baschi (TR)
CIVITELLA DEL LAGO (Terni) – Sala Brizzi, Palazzo degli Atti
dal 9 giugno al 9 luglio 2017
Ingresso gratuito
Orari della mostra:
apertura ordinaria: sabato e domenica: 10.00-12.00 / 16.00-19.00




Byblos 2.0: la mostra mercato torna rinnovata il 16-17 settembre

Siamo felici di annunciare che Abebooks sarà sponsor di Byblos 2.0, la mostra mercato del libro antico e del ‘900, della
stampa d’epoca e della cartofilia, che si svolgerà al Parco Esposizioni Novegro, Milano, il 16 e 17 settembre 2017.

Rinnovata nel nome e nei contenuti – da qui l’avvenieristico 2.0 del titolo – l’esposizione mette in scena libri più o meno antichi, ma pur sempre preziosi per rarità o singolarità, per un arco temporale che va dal XVI al XX secolo: dalle cinquecentine e seicentine dunque, alle altrettanto ricercate prime edizioni o agli ambiti volumi autografi.

Accanto ai pregiati volumi e libri antichi, i più vari ed originali ephemera: dalle cartoline ai poster, dai documenti storici alle riviste, passando per le oggi tanto ricercate carte geografiche. Non mancheranno grafiche d’autore e stampe d’epoca decorative.
Ospiti attesi dall’Italia e dall’estero oltre trenta selezionate librerie specializzate ed operatori di stampe e cartografia.

Lo scopo è tornare ad essere un punto di riferimento per i bibliofili e di avvicinare nuovo pubblico alla passione per la carta, grazie alla sua particolare formula che lega sullo stesso piano espositivo i più antichi e preziosi volumi destinati a una platea di collezionisti e buyer pronti a tutto, a libri usati del Novecento e a piccole (e più abbordabili!) curiosità bibliografiche.

La due giorni dedicata al libro antico si svolge in concomitanza con il grande mercato antiquario Brocantage (15 -17 settembre), una delle più longeve fiere dell’antico d’Italia che da oltre 30 anni porta a Novegro i ‘fanatici’ dell’oggettistica dei tempi che furono. Pezzi d’epoca, mobili, quadri e arredi messi in banco da circa 200 espositori si propongono ai 6000 visitatori attesi per un fine settimana in cui lasciarsi travolgere dal mondo ricco di fascino dell’antico. Un ultimo dettaglio non da poco: il centro fieristico si trova a pochi passi dall’aeroporto Linate, dunque facilmente raggiungibile a tutti.

Info:
Parco Esposizioni Novegro, via Novegro – 20090 Segrate (MI)
sabato 16 e domenica 17 settembre 2017
Orario: 10-19
Ingresso €10 per Byblos 2.0 e Brocantage – ridotto per bambini dai 6 ai 12 anni – gratuito da 0 a 6 anni (presentando alle casse la cartolina scaricabile qui si avrà un sconto del 50% sul biglietto)
www.parcoesposizioninovegro.it
Facebook: Byblos Novegro
Tel. 02.70200022 – 333.3308106 | e-mail byblos2.0@libero.it




Intervista a un giovane libraio: incontro con la libreria Il Cartiglio

Siamo stati recentemente alla fiera del libro antico di Londra, un evento unico dove si possono ammirare stampe antiche, manoscritti miniati, prime edizioni autografate, grandi atlanti da collezione, libri d’arte e articoli da collezione unici.
Abbiamo anche fatto due chiacchiere con Luca Cena, giovane libraio della libreria antiquaria Il Cartiglio di Torino, membro ALAI. Ci siamo confrontati su com’è la vita di un giovane libraio, sul collezionismo, sulla questione esportazioni e molto altro. Buona lettura!

Innanzitutto come’è nata la libreria Il Cartiglio e come si è sviluppata negli anni?

Il Cartiglio nasce nel 1985 grazie a mio padre Roberto e mia madre Elsie che decidono di avviare l’attività. Sono gli anni d’oro del commercio librario, il duro lavoro unito a serietà professionale e perseveranza pagano ancora, pertanto in pochi anni la libreria diventa un punto di riferimento per il collezionismo italiano del libro e della stampa antica. All’epoca della sua fondazione la libreria era specializzata prevalentemente in opere di storia locale, prime edizioni, incunaboli e cartografia.

Oggi invece, pur continuando a trattare anche gli altri generi, ci stiamo concentrando sempre più sul mercato internazionale quindi verso il collezionismo scientifico, in particolare medicina, scienza e astronomia di cui gli amatori oltreoceano sono alla continua ricerca.

Cosa ti appassiona di più del lavoro che fai?

Il mio mestiere è composto da innumerevoli sfumature, alcune delle quali meravigliose come l’emozione di scoprire un oggetto raro oppure la palpitazione durante la trattativa per il suo acquisto. Venderlo invece è solo la fase finale di un percorso, paradossalmente la più facile e quindi meno emozionante. Anzi, per un commerciante di libri rari separarsi da un’opera, seppure a fronte di un guadagno, è sempre motivo di preoccupazione perché non si sa quando ricapiterà l’opportunità di possederla.

Operando anche come advisor e consulenti per valutazioni, perizie legali e lasciti testamentari abbiamo l’opportunità di incontrare collezioni straordinarie, accompagnando i proprietari in percorsi che sarebbero altrimenti difficili senza il supporto di un operatore del mercato serio e preparato.

Inoltre, da qualche tempo siamo accreditati come casa d’aste. E’ una strada nuova con enormi potenziali che ci sta entusiasmando sempre di più, i primi risultati fanno ben sperare e l’intenzione è quella di dedicar

vi sempre maggiori risorse. In questo modo riusciamo a garantire ai proprietari di certe tipologie di beni artistici un ricavo sicuramente maggiore, con loro concordiamo i prezzi di vendita instaurando un rapporto di fiducia che riteniamo fondamentale per una proficua collaborazione.

Qual è il libro o l’articolo da collezione più interessante in cui ti sei imbattuto?

Nel 2015 abbiamo scoperto e acquistato una serie di carteggi di Camillo Benso Conte di Cavour: tra le carte rinvenute vi erano un diario scritto a mano che si credeva perduto, un inedito taccuino su cui il Conte annotava gli atteggiamenti, da lui ritenuti fedifraghi, della moglie morganatica del Re, la “Bela Rusin”, e addirittura i suoi celeberrimi occhiali da miope. Tutto il materiale ritrovato è oggi in possesso del Museo Cavour di Santena il quale ha acquistato la piccola collezione grazie ad una fruttuosa collaborazione tra storici, Sovrintendenza e noi del Cartiglio.

Qual è l’articolo più strano o insolito che hai attualmente in vendita?

L’articolo più strano che in questo momento ho in libreria non è in vendita in quanto (oltre che essere vietata per legge) fa parte della mia collezione privata: si tratta di un caimano impagliato degli inizi del XIX secolo, lo chiamiamo Alfred.

Il tuo libro preferito è…

Non ne ho (ancora) uno in particolare. Rimango facilmente impressionato dai grandi atlanti, la cartografia e i racconti degli esploratori del passato. Non importa il loro valore, in questo caso per me conta il puro piacere di intrufolarmi nelle imprese di quegli uomini che secoli fa scoprirono il mondo. Divento matto quando su una carta geografica leggo “Terra incognita”.   

Sei un collezionista? Se sì di cosa?

Sì sono un collezionista, anche se anomalo perché nonostante il mio mestiere mi concentro pochissimo su opere librarie (forse perché mi bastano quelle che tratto ogni giorno). Colleziono molta grafica, dai memento mori ai poster originali del periodo psichedelico dei Pink Floyd. Ho una passione per l’ephemera in generale, mirabilia e oggetti curiosi. Mi rendo sempre più conto che casa mia sta prendendo le sembianze di una Wunderkammer più che l’appartamento di un trentenne.

Che esperienza è stata per te la fiera di Londra?

Londra, così come New York e le altre fiere internazionali, sono sempre uno spunto di riflessione. In quelle occasioni si percepiscono le dinamiche del mercato internazionale e si ha l’opportunità di intuire la direzione giusta verso cui fare rotta per migliorarsi continuamente. Ogni volta che torno da una fiera porto con me un’idea nuova e mi impegno nei mesi successivi a metterla in atto, darle spazio e fiducia vuol dire essere già a metà dell’opera, se poi non va bene sarà la fiera successiva a fornire un nuovo stimolo.

Ma le esperienze all’estero sono anche un’occasione fondamentale per incontrare clienti nuovi, istituzioni pubbliche e soprattutto lavorare a fianco dei più grandi librai al mondo che sono l’esempio, con mio padre, a cui guardo sempre. 

Quali sono le sfide di oggi per un giovane libraio italiano?

In generale per un giovane libraio la sfida maggiore, così come in qualunque altro mestiere, è sapere dimostrare le proprie capacità a chi fa questo lavoro da molto più tempo. Ma devo dire che all’estero è più facile perché da quelle parti la data di nascita conta poco, se sei bravo allora meriti un posto tra i grandi, al contrario se sei scarso o hai poca voglia potresti aver anche cento anni di esperienza ma non sarai mai degno di particolare attenzione.

In particolare per un libraio italiano la vera sfida è quella di poter essere competitivi in un mercato, volenti o nolenti, ormai globalizzato. A tal proposito è necessario un approccio differente rispetto al passato, occorre  una sempre maggiore consapevolezza, preparazione, professionalità, capacità di marketing e comunicazione. Ma per essere competitivi internazionalmente non basta fare affidamento sulle proprie risorse, bisogna essere accompagnati da una struttura statale e burocratica agile e snella nel seguirti; soprattutto capace di incoraggiare, come per qualunque altro settore economico, la possibilità di stare sui mercati internazionali e di farlo in modo competitivo. Invece in Italia succede l’opposto, la nostra categoria è mal percepita dagli organismi pubblici, tanto più colpevolizzata se tende all’internazionalizzazione. Il motivo principale ruota tutto intorno alla concezione del bene culturale che nel nostro Paese, tendenzialmente, viene concepito spesso come “pubblico” per default, concezione vetusta oltre che contradditoria con il diritto privato. Da qui discende la complessa norma sulle esportazioni che non solo non aiuta le realtà imprenditoriali antiquarie ma, di fatto, contribuisce in modo importante a non renderle competitive sui mercati internazionali.

Pensiamo ai permessi di esportazioni necessari affinchè un bene avente più di cinquanta anni possa essere venduto ed esportato all’estero, permesso necessario in Italia qualsivoglia sia la natura dell’oggetto e qualunque sia il suo valore.

La norma di per sé è molto condivisibile nel suo intento: tutelare il patrimonio culturale italiano impedendone il depauperamento.  Il problema è che mentre negli altri Paesi europei ci sono delle soglie di valore sotto le quali il bene è esportabile, in Italia non esiste alcuna deroga al principio generale secondo il quale “tutto” deve essere soggetto a permesso di esportazione se ha più di 50 anni.

Ma cosa intendiamo per patrimonio culturale italiano? Qui si scatena la disputa tra “statalisti” e “liberisti”, i primi a sostenere che tutto può essere di interesse pubblico e gli altri che pongono dei distinguo a difesa del diritto privato. E’ materia molto difficile e controversa in quanto vi sono valide ragioni in entrambe le posizioni. Bisognerebbe che ognuno dei contendenti mettesse da parte il substrato ideologico che a volte permea queste posizioni per arrivare ad un compromesso serio che possa coniugare la bontà delle ragioni di entrambe là dove possibile, permettendo al legislatore di correggere una norma che di fatto presenta lacune interpretative e un eccesso di burocratizzazione tali da rendere davvero dura la vita agli operatori che si rivolgono al mercato internazionale.

Pongo un facile esempio: ho un libro tedesco da 200 euro sulla flora della Renania, quindi informo il collezionista interessato (di Francoforte) che dovrà aspettare 30/40 giorni per poterlo avere perché è il tempo necessario per ottenere l’attestato di libera circolazione. Lui, come moltissimi altri miei clienti, non ha voluto aspettare e ho perso la vendita. E di questi esempi se ne potrebbero fare moltissimi altri, dato che il mercato non è fatto in prevalenza da libri dalle valutazioni importanti, bensì, soprattutto, da libri di media e piccola importanza economica.

A mio parere, se il problema concettuale della tutela di cui prima parlavo non fosse superabile, sarebbe almeno necessario, se non indispensabile, introdurre una soglia di valore, al di sotto della quale sia sufficiente un’autocertificazione per poter esportare un oggetto antico. In questo modo l’antiquario dovrebbe rispondere della veridicità di quanto certifica ma a fronte della possibilità di esportare in breve o brevissimo tempo opere di scarso o inesistente valore per il patrimonio culturale italiano.

Per gli antiquari che volessero abusare dell’autocertificazione dichiarando il falso o peggio omettendola, ben vengano pesanti sanzioni.

In Europa da anni vige una normativa comunitaria per la quale esistono già queste soglie di valore e quasi tutti gli altri Paesi l’hanno recepita, noi invece in Italia continuiamo quella malsana e ormai consolidata usanza secondo la quale siamo europei solo a metà, pronti a dividere gli oneri ma non altrettanto i possibili benefici.

Questo è l’argomento che riguarda proprio i criteri sulle esportazioni delle opere d’arte presenti nella norma in discussione nel “Ddl concorrenza” che il governo Italiano in questi mesi sta perfezionando e che ci auguriamo possa finalmente permetterci di recuperare la competitività perduta in questi anni rispetto ai nostri colleghi europei.

Come vedi il futuro?

Lo vedo bene, lo vedo in battaglia e sempre alla ricerca di nuove avventure. Mi ritengo molto fortunato, mi rendo conto che non sono in molti a poter dire di amare il proprio lavoro, ma nemmeno io lo amavo così tanto all’inizio. Ho faticato molto per trovare il mio posto e tuttora sono ancora in cammino, dedizione e perseveranza sono la chiave per tutto.

 




La carta geografica della Lombardia più sbagliata di sempre

Abbiamo scovato tra i cataloghi di AbeBooks un’opera unica nel suo genere: una importante Carta murale dello Stato di Milano, in quattro fogli, montata su tela. Questa carta rappresenta l’errore più grande nella storia della raffigurazione cartografica della Lombardia. Si noti, infatti, come il territorio abbia uno sviluppo verticale anziché orizzontale, discostandosi dalla realtà.

Carta topografica dello stato di Milano

 

L’origine di questo lavoro cartografico risale al 1773, quando il principe Von Kaunitz, Cancelliere di Stato a Vienna, cui, ai tempi, afferiva personalmente anche il Dipartimento d’Italia, decise che anche la Lombardia austriaca, al pari di altre parti dell’Impero, meritasse una raffigurazione geografica costruita su rilievi astronomici ed esatte misurazioni. Siccome il costo della realizzazione del lavoro non veniva sostenuto dal governo centrale, bensì dalle esigue finanze lombarde si pensò di utilizzare i recenti rilievi censuari (quelli del catasto Teresiano) e affidare il lavoro a dei valenti incisori, Galeazzi per gli ornamenti e Ramis per la parte geografica. L’opera non piacque al Cancelliere von Kaunitz, il quale espresse tutto il suo dissenso in una lettera indirizzata al conte Firmian, al tempo Governatore di Milano.

Questa carta è una testimonianza di particolare importanza per la storia della raffigurazione cartografica della Lombardia ed in particolare dello Stato di Milano in quanto segna un punto di passaggio tra il vecchio modo di concepire la cartografia, che proprio in quegli anni stava mutando, ed una cartografia più attenta e misurata. In alto a destra un opulento cartiglio sormontato dall’aquila austriaca porta iscritto al suo interno il titolo della carta. Nell’angolo in basso a sinistra sono raffigurate alcune figure allegoriche con riferimento alle acque, assai abbondanti (si vedano laghi e fiumi), ed alla ricchezza del territorio e sempre con riferimento al territorio, forse, la rappresentazione del lavoro nei campi potrebbe essere intesa come omaggio alla laboriosità delle genti. In basso al centro l’indicazione della scala grafica, “Scala di Miglia Sei d’Italia”.

Contributo editoriale dello Studio Bibliografico Trippini.




Le migliori foto della V Mostra Libri Antichi e di Pregio a Milano

La V edizione della Mostra Libri Antichi e di Pregio a Milano promossa dall’ALAI  è stata un successo: 3 giorni passati tra i banchetti degli espositori immersi in un mare di opere splendide, prime edizioni, libri antichi e rari, manoscritti, stampe da collezione, carte georgafiche e foto d’epoca.

Abbiamo raccolto per tutti voi i migliori scatti dalla Mostra Libri Antichi e di Pregio, buona visione!




9 opere da collezione che troveremo alla Mostra Libri Antichi e di Pregio a Milano

In attesa della Mostra Internazionale Libri Anitchi e di Pregio a Milano che si terrà al Palazzo dei Tessuti dal 24 al 26 marzo, vogliamo proporvi una serie di chicche che troverete esposte. Si tratta di veri e propri tesori, opere rare di grande valore che potrete vedere da vicino alla fiera: un motivo in più per partecipare!

1. Lana caprina. Epistola di un licantropo indiritta a S.A. la signora principessa J.L. n. P.C. scritto da Giacomo Casanova nel 1772 (Drogheria 28 Libreria Antiquaria).

 

2. Une Semaine de Bonté ou Les Sept Éléments Capitaux (1934), romanzo per immagini di Max Ernst, dove la storia è raccontata da 173 collages e 9 disegni dell’artista (Libreria Antiquaria Freddi).

 

3. Intermezzo quasi giapponese di Umberto Saba, un fascicoletto dattiloscritto, datato 1927, con una manciata di componimenti haiku (Drogheria 28 Libreria Antiquaria).

 

4. Autografo di Napoleone Bonaparte, datato 1796, uno dei primissimi documenti firmati in qualità di comandante dell’Armata d’Italia (Scarpignato Libreria Antiquaria).

 

5. Falstaff. Commedia Lirica in Tre Atti di Arrigo Boito di Giuseppe Verdi (Ricordi, 1893) (Au Soleil D’or Studio Bibliografico).

 

6. La Picca e la Bandiera… nella quale si mostra per via di Figure una facile, e nuova Pratica, & il maneggio e l’uso di essa, con la diffesa della spada… di Francesco Ferdinando Alfieri, stampato a Padova nel 1641 (Libreria Antiquaria Ex Libris).

 

7. Prima edizione delle Rime di Giosué Carducci, questa rara edizione si compone 25 sonetti e 13 canti e venne tirata in 520 esemplari a spese dell’autore (1857), dedicata ad personam ad Atto Vannucci (Pregliasco Libreria Antiquaria).

 

8. Trattato di astronomia Quajar dove sono presenti tematiche matematico-astronomiche insieme a quelle magico-astrologiche, come all’epoca era comune sia nella civiltà occidentale che in quella islamica (Solmi Studio Bibliografico).

 

9. Mantova città nobilissima figurata in 24 Vedute Litografiche (1840 ca) con splendide tavole incise da Marco Moro (Scriptorium Studio Bibliografico) .




Napoli Map Fair: tutto pronto per la prima fiera del Mezzogiorno sulla cartografia

Tutto pronto per la prima edizione di “Napoli Map Fair, la mostra mercato specializzata, dedicata alla cartografia, agli atlanti, ai libri di viaggio ed alla vedutistica nella stampa antica, con una particolare sezione incentrata sul Regno della Due Sicilie.

L’importante evento, che vedrà la partecipazione di espositori da tutta Italia e da Parigi, si svolgerà dal 31 marzo al 2 aprile a Pozzuoli (Napoli) negli antichi spazi di Villa Avellino, una dimora che risale al 1540. L’ingresso sarà libero, per consentire, visto l’interesse e l’unicità dell’appuntamento, una grande partecipazione di pubblico.

L’organizzazione si deve allo Studio Bibliografico Morghen – operativo a livello internazionale con le sue sedi tra Roma e Salerno- guidato da Gabriele Barbone che spiega le ragioni che hanno portato ad organizzare la fiera: “La mostra nasce per rimediare ad un vuoto da sempre presente, in ambito meridionale, sul mercato del collezionismo. Mi riferisco proprio alla cartografia ed alla vedutistica. Puntiamo a creare un polo di settore, come a Milano”.

A giudicare dalle richieste, sia in riferimento agli espositori che per quanto riguarda il grande pubblico dei collezionisti, si prevede un grande afflusso. “Ci sono tutte le premesse – prosegue l’organizzatore – per andare in questa direzione e puntare a far diventare l’appuntamento un evento fisso, annuale”.

Per tutti gli appassionati di mappe antiche e vedute , non resta che segnare le date nel calendario e venire a scoprire i tesori che saranno esposti alla Napoli Map Fair!

Scopri di più su AbeBooks:




Nel weekend la mostra internazionale Milano Map Fair

Gli appassionati del mondo del collezionismo delle mappe antiche, non potranno perdersi l’appuntamento con la V mostra internazionale Milano Map Fair  del 25 febbraio 2017.

Le prestigiose sale dell’Hotel Michelangelo a Milano, dalle 11.00 alle 18.00, accoglieranno numerosi espositori che proporranno materiale selezionato e di pregio. Organizzata dall’Associazione Culturale Civitellarte, con il patrocinio dell’Associazione Roberto Almagià ed il Museo della Cartografia Lombarda, la ricca rassegna, la più importante in Italia nel settore delle carte cartografiche antiche, vi attende a soli 100 metri dalla Stazione Centrale di Milano, con entrata libera.

Tra i molti pezzi da collezione che troverete esposti vale la pena menzionarne alcuni:  cominciamo con il catalogo di vendita dal titolo “La Lombardia. Dallo Stato di Milano al Regno Lombardo Veneto” con 262 carte dalla seconda metà del ‘500 fino alla seconda metà dell’800; ci saranno anche il planisfero cordiforme doppio di Lafreri del 1564 e due carte murali dell’Italia del Greuter l’una del 1657 e l’altra del 1675. Infine segnaliamo una veduta di Venezia ad opera di Jaillot stampata a Parigi nel 1700, che sembra esser l’unico esemplare conosciuto.

Per maggiori informazioni: www.milanomapfair.it

 




Che cos’è il San Valentino all’aceto?

Il 14 febbraio è la festa degli innamorati, ma questa ricorrenza non è sempre stata una giornata fatta di fiori, cioccolatini, regali e bigliettini d’amore sdolcinati.


Per chi proprio non sopporta il classico San Valentino consigliamo di rispolverare la tradizione dei Vinegar valentines – letteralmente San Valentino all’aceto – ovvero biglietti d’odio con insulti  e caricature piene di sarcasmo.
Si tratta di una moda nata negli Stati Uniti attorno al 1840 grazie ad alcune aziende di grafica che cominciarono a stampare questi cartoncini fino ai primi del ‘900, quando si diffusero in parte anche nel vecchio continente.


I Vinegar valentines erano stampati su un cartocino a colori di dimensione piuttosto piccola, ma a volte potevano essere anche una vera e proria cartolina (ovviamente anonima).
Di fatto erano dei messaggi d’odio prestampati di norma anonimi che venivano usati per prendere in giro il malcapitato destinatario: alcune cartoline erano davvero di cattivo gusto e ci andavano giù pesante (in una cartolina si consigliava di lanciarsi dal tetto di casa ad esempio).

Curiosamente oggi questi bigliettini sono diventati a tutti gli effetti rari articoli da collezione, dato che in quanto biglietti d’odio, di solito non venivano conservati da chi li riceveva.
Comunque la pensiate, AbeBooks vi augura un buon San Valentino, che sia all’aceto o meno!