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Tutto quello che c’è da sapere sulle carte decorate


Lo studio bibliografico Giuseppe Solmi, socio ALAI e ILAB, negli anni ha aggiunto al suo catalogo già ricco di libri rari, articoli da collezione molto particolari : le carte decorate. Il suo catalogo su Abebooks al momento è fatto interamente di questi articoli maginifici e proprio per questo abbiamo chiesto al dott. Solmi di introdurci al mondo delle carte decorate.

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Possiamo dire che il Settecento è il secolo d’oro delle carte decorate. Utilizzate nelle legature, sia per l’esterno che per l’interno (come fogli di guardia) consentivano a committenti non particolarmente abbienti di avere libri eleganti e vistosi anche se non paragonabili alle raffinate legature in velluto o in marocchino. La carta decorata, prodotto attraente e a basso costo è a tutti gli effetti una creazione artigianale e le decorazioni possono essere simili ma mai identiche.

Carte xilografate

 La tecnica della stampa a xilografia, di origine orientale, è una delle più antiche. Il procedimento, rimasto quasi invariato nel corso dei secoli, è piuttosto semplice: su una tavoletta di legno si intaglia il disegno, incavando le parti che devono rimanere bianche e lasciando in rilievo quelle che si vogliono inchiostrare.

La matrice di legno viene quindi inchiostrata sulle parti in rilievo con un tampone o un pennello, poi deposta e premuta col torchio o a rullo sul foglio leggermente inumidito.

Per ottenere xilografie policrome il sistema meno dispendioso e più semplice consisteva nel ritocco a pennello successivo alla stampa agevolato spesso dall’impiego di una mascherina. Altro metodo molto utilizzato era l’intaglio di tanti legni quanti erano i colori della decorazione: ciascun legno veniva inchiostrato con colore diverso con stampa per fasi differenziate e successive.

Una volta asciutto, il foglio veniva lisciato tramite uno strumento apposito ( lisciatore) e ricoperto con sostanze come la cera che consentono di fissare e lucidare il disegno.

In Italia la tecnica preferita per la produzione di carte decorate è la xilografia e fin dall’invenzione della stampa a caratteri mobili ( metà XV secolo) le carte xilografate vengono utilizzate in legatoria. Comune in ogni paese è il legame che unisce le carte decorate all’industria tessile. Ciò è vero soprattutto nel Cinquecento, quando l’industria tessile italiana, al massimo della produttività, fa risentire la sua influenza nelle carte xilografate: se i disegni in grande formato sono concepiti per l’arredo o per le stoffe da parati, sono però i piccoli motivi disposti in seminato o in file parallele a mostrarsi nelle carte utilizzate in legatoria. In Francia nello stesso periodo troviamo gli stessi piccoli motivi geometrici replicati, soprattutto quadrettini in bianco e nero o fiori, i dominos, carte decorate utilizzate più per rivestire mobili e pareti che per rilegare i libri. I dominos, prodotti soprattutto a Troyes e nella zona di Rouen, erano acquistati sia dai ceti più bassi che dalle classi alte.

Nel corso dei secoli la decorazione delle carte xilografate si è raffinata includendo i motivi più vari: alle semplice geometrie del XVII secolo, in Francia ma anche in Italia, si aggiungono decorazioni ispirate al mondo vegetale.

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L’influenza dell’industria tessile tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento rivoluziona la decorazione delle carte decorate di tutta Europa con la diffusione dei motivi orientali. In particolare emergono lo stile persiano, indiano e cinese fa sì che i motivi fitomorfi, ramages di fiori e frutti, escano finalmente da una disposizione rigida e schematica per preferire un assetto decisamente più libero e ampio, che occupa tutto il foglio senza limiti di cornici o bordure.

Con le indianerie si passa da motivi stilizzati derivati soprattutto dall’arte persiana ad un certo realismo nella rappresentazione di motivi vegetali e animali con una cura maggiore per i dettagli. Non solo stoffe, ma anche tappeti, scatole, miniature, armi e oggetti di vetro sono caratterizzati da elementi decorativi quali fiori, piante e piccoli insetti dai colori brillanti. In questo periodo nel settore delle carte decorate a xilografia importanti risultano le chinzpapers, impresse con gli stessi stampi che erano utilizzati per le stoffe e che in un primo tempo furono utilizzati come campionari per i tessuti. Stampate soprattutto in Germania, Inghilterra e Italia le chinzpapers sono facilmente riconoscibili perché eseguite con colori a colla. Attraverso queste carte si dispiegano liberamente tutti i motivi tipici delle indianerie: senza uno schema predefinito si snodano estrosamente fiori, nuvole, ramages, uccelli, insetti, frutti dai colori vivaci quali rosso, azzurro, verde e giallo.

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Dirompente ed evidente, soprattutto negli arredi ma anche nelle carte e nelle stoffe, sarà nel corso del XVII secolo il gusto per le chinoiserie nelle quali compaiono fanciulle e giovani in costume tipico, case, uccelli, bacche, nuvole, fiori e frutti tipici. Tutta ottocentesca invece sarà la moda giapponese concretizzata in uno stile fortemente astratto dove, su un fondo bianco o colorato con tinte non vivaci ma sobrie e tenui, fanno capolino piccoli ma numerosissimi motivi come cerchietti, foglioline, quadratini.

 

Carte dorate, argentate, goffrate

Per ottenere la doratura e l’argentatura delle carte venivano impiegati dei surrogati quali rame, ottone, bronzo e stagno in foglia o in polvere. Le carte decorate di questo tipo si dividono in Bronzefirnis, carte dorate non a rilievo, e Goldbrokatpapiere, carte dorate/argentate a rilievo, le più note e prodotte per tutto il Settecento. La goffratura, ossia il rilievo che caratterizza queste carte, era ottenuta tramite una matrice metallica impressa prevalentemente a caldo che veniva applicata assieme alla doratura o all’argentatura.

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Prima dell’impressione la carta poteva essere lasciata al naturale oppure colorata. Il disegno era inciso a bulino su di una matrice di rame o di ottone riscaldata prima dell’impressione; in corrispondenza delle parti da dorare o argentare sul foglio di carta veniva applicato a pennello un mordente quindi si stendeva il foglio metallizzato. A questo punto, matrice calda, foglio di carta e foglio metallizzato venivano fatti passare sotto i rulli di un torchio calcografico: la forte pressione faceva aderire alla carta il disegno, la doratura o argentatura e la goffratura. Il metallo in eccesso, una volta raffreddato, veniva spolverato via.

Il disegno una volta stampato sulla carta risulta invertito rispetto a quello sulla matrice. La matrice veniva lavorata in modo diverso a seconda dell’effetto finale che si voleva ottenere e cioè a rilievo o a incavo. I motivi delle carte goffrate sono estremamente vari e molto raffinati. Spesso imitano i broccati e i damaschi d’epoca: fiori, foglie d’acanto, viticci, vasi traboccanti di fiori e frutti, uccelli, api, insetti, grottesche, maschere.

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Forti richiami al mondo orientale portano a rappresentazioni di scene di caccia con belve e uomini dispersi in un fitto fogliame, cineserie (come quelle di Johann Köchel con personaggi orientali che fumano e bevono a tavola circondati da palme e datteri), scene bibliche, immagini destinate ai bambini (alfabeti, numeri, animali), Bilderbogen (raffigurazioni di arti e mestieri derivate dai tradizionali libri di costumi tedeschi).

Meno varietà caratterizza invece le Bronzefirnis (carte dorate non a rilievo) dove sono presenti numerosi intrecci fitomorfi e motivi geometrici. Sia le carte dorate che soprattutto quelle goffrate vedono il loro massimo sviluppo a cavallo tra Settecento e Ottocento proprio in Germania, principalmente a Ausburg, Norimberga, Francoforte e Worms.

In Italia, nonostante la produzione di carte xilografate sia maggiore, non mancano numerosi esempi di carte dorate, argentate e goffrate. La stamperia Remondini di Bassano, nota per la fabbricazione di carte decorate, produceva anche diversi tipi di carta goffrata.

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Una risposta a “Tutto quello che c’è da sapere sulle carte decorate”

  1. avatar

    Informazioni interessantissime. Grazie a Emanuela.
    Vorrei sapere qualcosa anche sulla cosiddetta carta di Varese un tempo ampiamente utilizzata anche in legatoria.

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