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Speciale esplorazioni: il Marmocchi e la sua monumentale Raccolta di Viaggi


Quella di Francesco Costantino Marmocchi fu certo una figura minore del Risorgimento italiano, ma forse ancora meno nota è la sua attività di geografo, che lo segnala invece fra i più poliedrici e attivi della prima metà dell’Ottocento.

Nato a Poggibonsi il 26 agosto 1805, in una famiglia di modeste possibilità, ebbe sostanzialmente una formazione da autodidatta, incentrata sulla passione per le scienze e gli studi naturalistici. Nel luglio 1830 conobbe Giuseppe Mazzini e l’anno seguente, in Toscana, fu tra i primi ad aderire alla Giovine Italia. Il suo attivismo non sfuggì alla polizia granducale, che nel luglio 1832 lo arrestò. Condannato a un anno di prigione, poi al confino, andò esule a Napoli, insegnandovi geografia. Riammesso in patria nel 1834 pubblicò quello stesso anno i Quadri della natura del barone Alessandro de Humboldt (Siena, presso Guido Mucci), “prima edizione italiana fatta sulle migliori oltramontane”.

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Iniziò allora il suo periodo più fecondo, grazie anche ad un trasferimento a Firenze, dove dette alle stampe il Corso di geografia universale sviluppato in cento lezioni (Battelli, Firenze 1840 – 1843, sei volumi in 8°), opera di notevole successo che ben evidenziava le sue indubbie doti di divulgatore. Lo stesso può dirsi del Corso di geografia storica antica, del Medioevo e moderna in 25 studi divisi in 100 lezioni, (Batelli, Firenze, 1845 – 1847, tre volumi in 8° con atlante).

Il suo approccio alla geografia è di tipo statistico e descrittivo, con fini utilitaristici e pratici e si segnala in particolare per l’attenzione globale della materia e per la comparazione delle realtà sociali ed economiche dei vari territori.

img_8611Sono per tanta parte i principi che ispirano la monumentale Raccolta di viaggi dalla scoperta del Nuovo Continente fino ai dì nostri (Giachetti, Prato 1840  -1845). Si tratta di una cospicua e sistematica serie di esplorazioni e viaggi nei continenti extra – europei divise in 15 volumi con 156 tavole in bianco e nero.

Un’opera tutt’altro che compilativa, anche perché già la sola scelta di certi testi rivela sicura ampiezza di conoscenze, attenzione e sensibilità non comuni nel panorama del tempo, specie italiano; inoltre Marmocchi stende profili biografici degli autori che propone e ad ulteriore chiarimento realizza appositamente delle carte esplicative sulle regioni citate nel testo. Infine, ed è forse quel che più conta, nelle prefazioni e nelle note apposte sviluppa alcune considerazioni molto interessanti, specie quelle relative alle civiltà precolombiane, insistendo sul grado di sviluppo raggiunto da quei popoli prima dell’arrivo degli europei.

Ecco quindi la prima traduzione italiana dell’opera di Martìn Fernandez de Navarrete sui viaggi di Cristoforo Colombo (tomi 1 e 2) con i documenti tratti dagli archivi di corte di Madrid; la conquista del Perù (tomo 5), testimoniata da Francisco de Jerez, segretario di Francisco Pizzaro, fonte imprescindibile sulla fine dell’impero incaico; la cronaca di Hernando de Alvarado Tezozómoc, parimenti preziosa per le vicende degli atzechi (tomo 10); le relazioni di Hernán Cortés al re di Spagna sulle sue imprese messicane, le lettere di Bartolomeo de Las Casas, il grande difensore degli indios, e una memoria di Fernando de Alva Cortés Ixtlilxochitl sulle crudeltà commesse dai conquistadores (tomo 11).

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“Il pregiudizio di credere tutto nuovo sul continente americano – scrive Marmocchi nell’introduzione al tomo 10 (pp. 11 – 12) – durò gran tempo […] Il Nuovo Mondo non è novizio neppure dal lato delle opere degli uomini”. Per quei popoli parla inoltre delle “prove evidenti del considerevole incivilimento innanzi che venisser soggetti all’influenza europea” (tomo 10 p. 13). Attacca poi il commercio degli schiavi “in nome dell’uguaglianza e della fraternità di tutti i rami della famiglia umana” (tomo 11, p. 467); deplora più volte i metodi barbari contro “i miseri indigeni”, “uso crudelissimo che si propagò tanto, che anch’oggi dura, specialmente in qualche Stato dell’Unione Anglo – Americana” (tomo 2, p. 221).

Di tutto rilievo infine l’apparato illustrativo, con le precise cartografie realizzate dallo stesso Marmocchi e i profili dei più importanti personaggi citati, presentati spesso per la prima volta in una vivace iconografia al pubblico italiano: da Hernán Cortés a Montezuma, da Bartolomeo di Las Casas a Pizarro, solo per fare qualche nome.

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Agli esploratori cinquecenteschi si affiancano i contemporanei, come lo scozzese Alexander Burnes, l’intrepido ufficiale britannico che per conto del suo governo negli anni Trenta dell’Ottocento risalì l’Indo e percorse in lungo e largo lo sconosciuto Afghanistan. Anche per i suoi Travels, stampati a Londra nel 1834 e divenuti molto popolari, Marmocchi cura la prima edizione italiana; tra le altre incisioni, si segnala quella che raffigura i due grandi Buddha di Bamyan (tomo 8, p. 183.), scavati nella roccia fra il III e il V secolo d. C., poi tragicamente distrutti nel 2001 dalla furia dei Talebani.

L’uscita degli ultimi volumi della Raccolta di viaggi coincide con la vigilia del biennio riformista e rivoluzionario, del quale Marmocchi fu uno dei protagonisti in Toscana. Impegnato in delicate missioni, fu travolto insieme a tutta la parte democratica dalla controrivoluzione popolare a Firenze del 12 aprile 1849, sfuggendo roccambolescamente alla cattura. Di nuovo in esilio, questa volta in Corsica, condannato in contumacia a quindici anni, riprese gli amati studi geografici, alternandoli all’insegnamento. Morì a Genova il 9 settembre 1858, mentre attendeva a L’impero Anglo -Indiano (Torino, Franco, 2 voll.).

 

Contributo della dott.ssa Cecilia Cantini e del dott. Gabriele Paolini, Botteghina D’Arte Galleria Kupros

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