Guida ai Libri d'Ore

Manoscritti vergati in latino, lingua del culto cristiano e in diverse lingue europee, “insieme alla Bibbia, i Libri d’Ore furono i libri più diffusi - se si pensa che dall’invenzione della stampa (1455), circa alla metà del XV secolo, se ne conoscono più di 700 edizioni, mentre i “testimoni” manoscritti, compresi frammenti, cuttings, fogli sciolti e naturalmente esemplari integri, sono ancora più numerosi delle versioni stampate giunte fino ai nostri giorni, ci rendiamo conto della vastità della loro diffusione”.

Questo è quanto spiega Giuseppe Solmi, libraio antiquario bolognese esperto in manoscritti medievali e coautore del saggio "Il Libro d'Ore. Un'introduzione", pubblicato dalla casa editrice Nova Charta nella collana "Cimelia".

Libro d'Ore all'uso di Roma, manoscritto con splendide miniature, 1470 circa, Firenze.


Le decorazioni nei Libri d'Ore

I Libri d’Ore, libri di preghiera contenenti i testi religiosi del Breviario e del Salterio, da recitare nelle diverse ore della giornata, presentavano un ampio ventaglio di soluzioni decorative. L’estensione e la qualità delle miniature, su pergamena o su carta, dipendevano dalle disponibilità finanziarie del committente che, se di alto lignaggio, poteva rivolgersi a un miniatore famoso.

La pagina divenne così campo d’espressione artistica, testimone del gusto e del costume del tempo. Accanto agli esemplari riccamente decorati in oro e lapislazzulo, carichi di dipinti a piena pagina, di capilettera istoriati, destinati a principi, sovrani e dignitari di corte, o presentati come dono nuziale, fiorì un’intensa produzione di copie d’uso rubricate in rosso e blu, ornate da illustrazioni miniate di minor estensione o, con l’unica decorazione dei capilettera.

Libro d'Ore in latino e olandese, 1460, Olanda.


Il simbolismo e le immagini

Tra le immagini più ricorrenti nelle pagine miniate, la foglia d’acanto, simbolo di resurrezione, e le farfalle che ricordano l’anima che vola verso Dio.
La civetta è simbolo di saggezza. L’airone è legato a Giobbe tentato dal diavolo. E ancora: il cane fedele compagno dell’uomo, la lumaca, simbolo di continenza e sobrietà.

Ricorrenti anche animali ed esseri fantastici, ibridi tra uomo e animale, mostri, in genere simboli dell’ignoto, del peccato o del “mondo alla rovescia”. Le bordure floreali vanno ricondotte all’iconografia dell’Hortus Conclusus, un giardino immaginario, interpretato dalla teologia medievale nel significato di spazio preservato dal male.

Particolare di questo Libro d'Ore in latino e francese dalla collezione del Duca di Parma, 1502.


Produzione e diffusione dei Libri d'Ore

Il saggio ripercorre alcune delle tappe più salienti della storia europea del Libro d’Ore e dedica diverse pagine all’Italia, in particolare alla Lombardia, dove già nella seconda metà del Trecento spicca la notevole presenza di questi libri di preghiera: il più antico esemplare lombardo noto è quello di Bianca di Savoia (1336-1387), madre di Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), databile tra il 1350 e il 1378, mentre a Bologna nello stesso periodo accanto agli scriptoria monastici, apparvero i primi atelier laici impegnati anche in quest’arte, oltre che nell’illustrazione di testi giuridici.

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, accanto al Libro d’Ore manoscritto, che continuò a essere prodotto per i clienti più esigenti, vennero immessi sul mercato quelli prodotti in tipografia; i primi furono stampati a Venezia tra il 1473 e il 1474.
Una produzione che va divisa in diverse tipologie: stampa su pergamena con capilettera, bordure e illustrazioni miniate (pressoché indistinguibili dagli analoghi esemplari manoscritti); stampa su pergamena con i soli capilettera miniati; stampa su carta con illustrazioni impresse in bianco e nero.

Il Libro d'Ore - un’introduzione alla conoscenza e allo studio di una delle tipologie librarie più diffuse e amate in Europa tra Medioevo e Rinascimento a cura di Solmi, Villani, Balistrieri.


Collezioni manoscritti o libri antichi?