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Agamben Giorgio Altissima Poverta'

ISBN 13: 9788854505452

Altissima Poverta'

Valutazione media 4,01
( su 181 valutazioni fornite da Goodreads )
 
9788854505452: Altissima Poverta'
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Che cos'è una regola, se essa sembra confondersi senza residui con la vita? E che cos'è una vita umana, se in ogni suo gesto, in ogni sua parola, in ogni suo silenzio non può più essere distinta dalla regola? È a queste domande che il nuovo libro di Agamben cerca di dare una risposta attraverso un'appassionata rilettura di quel fenomeno affascinante e sterminato che è il monachesimo occidentale da Pacomio a San Francesco. Se il libro ricostruisce nei particolari la vita dei monaci nella loro ossessiva attenzione alla scansione temporale e alla regola, alle tecniche ascetiche e alla liturgia, la tesi di Agamben è, però, che la vera novità del monachesimo non sta nella confusione fra la vita e la norma, ma nella scoperta di una nuova dimensione, in cui forse per la prima volta la "vita" come tale si afferma nella sua autonomia e la rivendicazione dell'"altissima povertà" e dell'"uso" lancia al diritto una sfida con cui il nostro tempo deve ancora fare i conti. "Come pensare una forma-di-vita, cioè una vita umana del tutto sottratta alla presa del diritto e un uso dei corpi e del mondo che non si sostanzi mai in un'appropriazione? Come pensare la vita come ciò di cui non si dà mai proprietà, ma soltanto un uso comune?"

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Recensione:

La scommessa di Agamben è che i monaci in generale, e i francescani in particolare, abbiano qualcosa da dire alla nostra contemporaneità che si dibatte da almeno tre decenni nei torbidi della fine della storia, delle ideologie e nella crisi plurisecolare delle vocazioni fideistiche.
Agamben propone una ricostruzione “archeologica” del monachesimo (con particolare attenzione, come detto, al fenomeno del francescanesimo) che ha al proprio centro il concetto di forma-di-vita.
Questa ricostruzione, estremamente precisa, basata su un’indagine filologica, storica e filosofica di grande acume è molto più che un libro sulla storia del rapporto tra monachesimo, liturgia, vita in comune e organismi di potere (in particolare il papato).
Le fini analisi di Agamben ci conducono sul tracciato di una controversia che solo superficialmente può essere confinata in un segmento superato della storia occidentale e in un ambito ristretto delle dispute dogmatiche.
Il tentativo di Francesco d’Assisi di stabilire una pratica per i suoi fratres per cui il non possedere nulla, assolutamente nulla, diventasse una forma-di-vita, rappresenta per Agamben un tentativo inaudito nella storia dell’Occidente, e in senso letterale: in-audito, non-ascoltato, caduto nel silenzio e nella noncuranza di quelli che si sono rivelati più che mai essere gli orecchi da mercante della (onto-) teologia (nella sua saldatura antica con il diritto e con quella, più recente, con l’economia) occidentale.
Non possedere nulla: neanche il proprio cibo (solo utilizzato), neanche la propria persona (affidata totalmente a Dio, ai confratelli, al papa, agli altri), neanche il proprio tempo (gestito dai superiori e dai confratelli e dedicato totalmente all’attività per altri o all’orazione continua).
Ecco quello che di scandaloso, di inaccettabile, hanno proposto i monaci e i frati francescani a un Occidente che stava invece andando in senso completamente opposto.
Ed è per questo che quella proposta scandalosa di altissima povertà è rimasta inascoltata, ed è anzi stata contrastata e riassorbita nelle maglie del diritto, della proprietà, della logica retributiva.
L’Occidente è andato nella direzione opposta rispetto a quella predicata dai poveri fratres “folli di Dio”, la logica dell’appropriazione ha inglobato quella dell’espropriazione assoluta, radicale, che questi avevano, più che proposto, incarnato.
Altissima povertà, ai nostri giorni, rappresenta un testo di un’attualità disarmante.
I monaci e i frati di Agamben hanno molto da dire al nostro mondo in piena crisi economica e di valori: in un senso totalmente altro da quello di un insegnamento teologico o dottrinario essi indicano la via per un cambiamento che da più punti di vista appare sempre più necessario: il mutamento pratico della nostra forma-di-vita.

Recensione di Antonio Lucci, www.doppiozero.com

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