Eros e Thánatos sono forze carnali, spesso richiamate all’unisono da molte immagini, che si incontrano nella lettura di questa silloge. Sono due demoni uniti dalla mancanza, espressa dall’a privativa di “A mors”. La sottrazione non è calcolo necessario, ma un cappio che avvince, un nodo che lega all’abisso, il vincolo di un’oscura somiglianza. In questo universo, fatto di tagliente ariosità, si collocano i testi, le parole abitabili come case, direbbe Thierry Metz, costruite ad arte, secondo le forme di uno spazio e un tempo completamente relativi. La voce di Raffaele Lauriola permette di connetterci con le nostre parti più recondite, più contraddittorie, permette di guardarci senza percepire un ordine, senza limitarci nella finitezza del gesto, nel recinto della razionalità. Ci consente di guardare come se fossimo collocati in un cielo, di cui l’apertura dello sguardo conserva la bellezza, non solo ottica, per poter trasalire sempre. (Paola Di Toro)
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