La partecipazione popolare è l’anima della democrazia: perché il governo del popolo, più che una procedura tecnica, è una storia di eventi, di persone e di gruppi che si muovono e che confliggono per affermare idee, valori, interessi. Ma oggi assistiamo a una sorta di «stanchezza della democrazia»: perché calano gli elettori, cala la fiducia in alcune istituzioni, cala la razionalità politica e aumenta l’emotività sociale. Di fronte a un nuovo scenario si può procedere in due direzioni: riformando gli istituti della democrazia indiretta – attraverso riforme istituzionali – oppure promuovendo più democrazia diretta, grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia digitale. Sarà sufficiente? In questo testo si prova a riflettere sull’architettura democratica partendo dalla riscoperta dell’amicizia, sentimento e valore che già Aristotele considerava necessario per il bene della polis, della città. L’amico – e non il nemico – ci porterà a valorizzare una serie di teorie, di pratiche e di esperimenti che fanno crescere una «democrazia dal basso». Prendendo spunto dalla democrazia associativa di Paul Hirst, si proporranno una visione e una missione per i corpi intermedi, le cosiddette formazioni sociali così come previste dal secondo articolo della nostra Costituzione: le associazioni, i sindacati, le comunità. Una democrazia «a piedi» per una democrazia più sostenibile. Contributi di Leonardo Becchetti, Roberta Osculati, Arturo Parisi, Elisabetta Soglio e Antonella Valmorbida.
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