Friedrich Eduard Beneke (1798-1854) fu uno strenuo oppositore dell'idealismo che ai suoi occhi non rappresentava altro che un tradimento ed uno stravolgimento del criticismo kantiano. Questa battaglia impari gli costerà l'allontanamento, per qualche anno, dall'università di Berlino e la duratura ostilità di Hegel. Egli fu sostenitore di un empirismo di origine illuministica che trovava non pochi punti di contatto con la coeva filosofia anglosassone di un Herschel e soprattutto di un Mill. Ma il suo sostanziale isolamento nel panorama filosofico tedesco della prima metà del XIX secolo, non gli impedì di suscitare un significativo interesse in pensatori come Mach o Husserl. La filosofia di Beneke è caratterizzata da alcuni temi che attraversano, come un filo rosso, tutta la sua opera e che saranno al centro del dibattito filosofico in Germania, nella seconda metà del XIX secolo: l'empirismo positivistico, lo psicologismo, il ritorno a Kant. La psicologia ha un ruolo assolutamente preminente nella concezione filosofica di Beneke. Soltanto grazie ad una radicale riforma della psicologia è, a suo avviso, possibile fondare la filosofia come scienza. Dalla psicologia, in quanto scienza fondante, dipendono la logica e la metafisica, la filosofia pratica e la pedagogia, l'estetica e la filosofia della religione. Nel breve saggio totalmente inedito, che qui si presenta in originale e in traduzione italiana, si trovano tutti questi temi, trattati in modo piano e con uno stile chiaro e diretto.
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Brossura. Condizione: new. Traduzione di Pettoello R. Testo Italiano e Tedesco. Milano, 2003; br., pp. 118, ill., cm 14,5x21. (Biblioteca di Problemata. 2). Libro. Codice articolo 1261407
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