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Philip Treacey. Catalogo della mostra (Milano, 28 settembre-21 ottobre 2001). Ediz. italiana e inglese - Brossura

 
9788881583553: Philip Treacey. Catalogo della mostra (Milano, 28 settembre-21 ottobre 2001). Ediz. italiana e inglese

Sinossi

Philip Treacy (Ahascragh, contea di Galway, 1967), proveniente da una famiglia "abbondante": padre fornaio, sette fratelli e una sorella, ha imparato a tenere l'ago in mano dalla maestra di scuola del suo piccolo villaggio. Per fortuna non ha più smesso. Dagli anni Sessanta la moda è diventata più democratica e meno dittatoriale, oggi il cappello non è più simbolo di conformismo ma atto individuale di ribellione. Treacy, che ha liberato il cappello dai vincoli della moda e delle tendenze, ne crea con veli, piume, fiori finti, paglia, garza ma anche ombra e illusione: forme sovversive, sculture che poggiano sul cranio.

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Product Description

Edizione bilingue italiano / inglese - Bilingual Italian / English - Philip Treacy (Ahascragh, contea di Galway, 1967), proveniente da una famiglia "abbondante": padre fornaio, sette fratelli e una sorella, ha imparato a tenere l'ago in mano dalla maestra di scuola del suo piccolo villaggio. Per fortuna non ha più smesso. Dagli anni Sessanta la moda è diventata più democratica e meno dittatoriale, oggi il cappello non è più simbolo di conformismo ma atto individuale di ribellione. Treacy, che ha liberato il cappello dai vincoli della moda e delle tendenze, ne crea con veli, piume, fiori finti, paglia, garza ma anche ombra e illusione: forme sovversive, sculture che poggiano sul cranio. No one who loves hats can resist the wonderful tale of Philip Treacy, the Irish hatter. Born in County Galway to a large family (seven brothers and a sister), Treacy was taught to hold a sewing needle by his village school teacher. With the needle, he has gone on to free the hat from the dictums of fashions and trends, creating sculptures for the crown out of veils, feathers, artificial flowers, straw and gauze, as well as shadows and illusion. "I think and hope I have changed the way we look at hats," he reflects. "They are no longer symbols of conformity but highly individual acts of rebellion. I am constantly challenging the perception of what a hat should be and what role it should play."

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