Quarantasei giorni di prigionia tra le gradinate e gli spogliatoi dello stadio di Santiago adibito a campo di concentramento dai militari cileni all’indomani del golpe dell’11 settembre 1973. Un drappello di carabineros ha arrestato il diciannovenne studente Rafael e due suoi amici. Contro di loro non c’è un’accusa formale: forse è la presenza in casa di libri di ispirazione marxista, e dunque la sospetta vicinanza alla coalizione che sostiene il governo progressista di Salvador Allende, a far scattare la cattura. "Estadio Nacional" è il racconto in prima persona, senza pietismi o autoesaltazioni, di una pagina di storia nerissima. La fame, le torture, il terrore – ma anche l’amicizia fraterna tra i prigionieri – riaffiorano in una memoria ancora viva e luminosa a cinquant’anni dal colpo di stato di Augusto Pinochet. Il libro, pubblicato nel 2000 da Editorial Sudamericana ed esaurito in pochi giorni, fu piratato e venduto per anni nelle strade della capitale cilena.
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