DE PARÍS A MONASTIR
GAZIEL
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Aggiungere al carrelloEn octubre de 1915 Agustí Calvet Gaziel , un aprendiz de filósofo que se había convertido por casualidad en corresponsal de guerra, emprendió un viaje desde París que culminaría en la ciudad serbia de Monastir. Su propósito era escribir un reportaje sobre la situación bélica en el sur de Europa. Grecia era por entonces uno de los epicentros del conflicto, permanecía todavía neutral, pero su reacción ante las recién estrenadas hostilidades entre sus dos vecinos, Bulgaria y Serbia, podría condicionar el desarrollo de la guerra decisivamente. Gaziel alargó el viaje hasta Serbia y allí contempló, conmovido y desolado, el espectáculo dantesco de los refugiados. . Las crónicas de guerra de Gaziel tuvieron gran repercusión y marcaron un punto y aparte en la historia del reporterismo español. Desde un primer momento las concibió más como narraciones que como artículos. Como sostiene Jordi Amat en el prólogo, Gaziel escribió reportajes cuya factura tenía un aire inequívocamente novelesco. Los lectores, más que información sobre el conflicto bélico, leían una aventura por entregas basada en hechos reales . Gaziel reunió y pulió algo más de la mitad de sus colaboraciones bélicas con La Vanguardia y las publicó en varios libros. De todos ellos el más impactante y logrado, seguramente, es De París a Monastir. Publicado por primera vez en 1917, considerado como un libro fundamental del periodismo español del siglo XX. La palabra periodista es imprecisa para el vario contenido que encierra el caso de Gaziel: intelectual, ensayista, politólogo Gaziel es un burgués liberal que, pongamos por caso, sería republicano en Francia y monárquico en Inglaterra. Andrés Trapiello. No he encontrado, en el campo periodístico, una obra globalmente comparable a la que produjo el director de La Vanguardia entre el inicio de la Primera Guerra Mundial y los prolegómenos de la Guerra Civil española. Xavier Pericay.
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En octubre de 1915 Agustí Calvet «Gaziel», un aprendiz de filósofo que se había convertido por casualidad en corresponsal de guerra, emprendió un viaje desde París que culminaría en la ciudad serbia de Monastir. Su propósito era escribir un reportaje sobre la situación bélica en el sur de Europa. Grecia era por entonces uno de los epicentros del conflicto, permanecía todavía neutral, pero su reacción ante las recién estrenadas hostilidades entre sus dos vecinos, Bulgaria y Serbia, podría condicionar el desarrollo de la guerra decisivamente. Gaziel alargó el viaje hasta Serbia y allí contempló, conmovido y desolado, el espectáculo dantesco de los refugiados.
Las crónicas de guerra de Gaziel tuvieron gran repercusión y marcaron un punto y aparte en la historia del reporterismo español. Desde un primer momento las concibió más como narraciones que como artículos. Como sostiene Jordi Amat en el prólogo, «Gaziel escribió reportajes cuya factura tenía un aire inequívocamente novelesco. Los lectores, más que información sobre el conflicto bélico, leían una aventura por entregas basada en hechos reales».
Gaziel reunió y pulió algo más de la mitad de sus colaboraciones bélicas con La Vanguardia y las publicó en varios libros. De todos ellos el más impactante y logrado, seguramente, es De París a Monastir. Publicado por primera vez en 1917, considerado como un libro fundamental del periodismo español del siglo XX.
«La palabra “periodista” es imprecisa para el vario contenido que encierra el caso de Gaziel: intelectual, ensayista, politólogo… Gaziel es un burgués liberal que, pongamos por caso, sería republicano en Francia y monárquico en Inglaterra.» Andrés Trapiello
«No he encontrado, en el campo periodístico, una obra globalmente comparable a la que produjo el director de La Vanguardia entre el inicio de la Primera Guerra Mundial y los prolegómenos de la Guerra Civil española.» Xavier Pericay
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