Ennio Dinacci

Psicologo e psicoterapeuta, Ennio Dinacci ha sempre coltivato la scrittura, sia di saggistica che di narrativa, quale sua esigenza profonda. I suoi interessi culturali sono molteplici, dalla Psicologia, con particolare riferimento a quella analitica di C. G. Jung, alle Scienze della Tradizione (yoga ed astrologia, in primis); dalla politica alla Storia delle Religioni.

Costantemente alla ricerca di quanto di autentico sia rinvenibile in tali strade, di quel vero e proprio "nuovo mondo" percorribile, anche su un piano sociale, gli è occorso spesso di ritrovare in testi e culti, apparentemente superati dalla storia, una profondità concettuale e pragmatica superiore a molte teorie e deduzioni, che da quelle originarie ispirazioni avevano preso le mosse, pretendendone una primogenitura moderna.

Di formazione classica, ha conseguito la laurea in psicologia, conseguendo l'abilitazione all'esercizio della professione di psicologo e di psicoterapeuta, benché non sia poi divenuta questa la sua attività esercitata. Affascinato dalle strade che l'umanità nei millenni ha elaborato, per evolversi anche sul piano individuale, ha sentito la necessità di approfondire non solo quanto la psicoterapia o la psicologia scientifica ha elaborato, ma anche, con pari grado di interesse, quanto molto tempo prima scuole di pensiero, sia laiche che religiose, avevano già indicato come fondamentali. psicologicamente, egli si sente uno Junghiano, ritrovando nel Maestro zurighese, non solo un saggio ed uno scienziato di valore assoluto, com'è evidente, ma anche un esempio di "maschilità esemplare" che egli ha preso a modello, anche se all'interno di una scelta personale di tipo politico di chiara, ispirazione marxista. Se a questo si aggiunge la sua passione per lo yoga e uno studio dell'astrologia, che dura ormai da quasi mezzo secolo, si comprende facilmente, quanto intriso di contrasti sia la sua posizione intellettuale nel mondo.

Scrittore non professionista, come non lo è in nessuno degli ambiti citati, questo non gli ha impedito di dedicarsi anima e corpo allo sviluppo di una dimensione interiore, di una poetica personale e di una visione, che potremmo definire esperta, dei temi che tipicamente sottendono le sue opere più impegnative: prima fra tutte la Tetralogia del Graal, lavoro che ha richiesto una sedimentazione di oltre vent'anni di scrittura, che sono poi confluite in questa collana.

Dopo vari tentativi di collaborazione per progetti filmici culturali, d'intesa con una società di Produzione, naufragati come molti tentativi similari di concepire ancora un cinema d'autore in Italia, e dopo una crisi anche personale, che lo ha indotto a riscrivere ex novo alcuni lavori concepiti in precedenza, nel migliore dei casi, i suoi scritti giovanili, sia di tipo astrologico, psicologico che artistico, sono stati considerati dall'Autore come dei "difetti di gioventù"!

Assertore convinto dell'auto pubblicazione, soprattutto in un Paese dall'attività culturale asfittica per le arti di scena, per quasi vent'anni non ha pubblicato più nulla, lavorando alacremente alla Tetralogia del Graal, la sua opera artistica certamente più importante ed impegnativa in assoluto, la cui stesura ha iniziato a prendere forma verso la fine del millennio e l'inizio del "tempo nuovo". Rispetto alle opere dei secoli scorsi su temi simili, La Tetralogia del Graal, non reitera scenari mitologici o magici, di opere classiche, ma pretende di rinnovarle, in un contrasto stridente, quasi drammatico, fra le forme archetipali dei miti evocati, quali fonti d'ispirazione, e la crudezza di una narrazione, nel quale s'intravede anche il debito verso il neorealismo di alcuni autori del teatro e del cinema italiano.

La Tetralogia del Graal rivendica di essere una, e forse attualmente l'unica, Tetralogia italiana su tali argomenti, che si richiama a dei modelli assoluti dell'arte, per dare vita ad una creazione artistica con la mente rivolta ai grandi temi della mitologia o della psicologia archetipica, ma con i piedi fortemente piantati nella crudezza del vivere reale. Non ritroviamo più eroi e entità sovrumane, tranne in parte nel prologo, ma donne e uomini del popolo, in carne ed ossa, all'interno di vite che di mitologico posseggono, senza un'adeguata armatura interiore, solo le dinamiche psicologiche universalistiche, o archetipali, nonché il carattere collettivo, e non meramente privato, delle vicende narrate. Amore e guerra; privato e pubblico; individuale e collettivo s'intrecciano in una trama composita, che funge da vero e proprio affresco della contemporaneità, ed in cui -nella versione italiana- lingua nazionale e dialetto si mescolano, in un impianto scenico immaginario, perché concepito più per la lettura che per la rappresentazione reale, comunque sospeso fra il realismo materiale ed una dimensione magico-religiosa, che ne sorregge le dinamiche dominanti ed i fili sottili delle vicende narrate.

Ovviamente, l'autore ha concepito anche opere meno impegnative, ma sempre perseguendo la creazione di un'opera artistica, cioè di qualità! Perfino nella commedia brillante "Delta Project" o nella fiaba "C'era una volta in Campania" è possibile vedere all'opera tale esigenza. Si pensi solo al debito che la fiaba ha verso l'intera tradizione del melodramma italiano!

Per Ennio Dinacci dunque scrivere non è una professione, ma l'adempimento di un'esigenza profonda, come un bisogno imperioso di trattare alcuni argomenti o di fare arte! Per dirla con le sue parole, egli si sente più un artigiano che un artista, ma se proprio deve giustificare il motivo dell'esigenza che lo ha indotto a scrivere le storie qui pubblicate, la sua risposta più autentica è che per lui era impossibile "non dare una vita autonoma a questi personaggi interiori, che pretendevano di poter esistere anche su un piano oggettivo di realtà". I personaggi della Tetralogia del Graal, proprio come la Teresa della fiaba o il Professor John e la candida Luna di Delta Project, semplicemente avevano raggiunto una autonomia rispetto allo stesso autore, per la quale non potevano più non esistere. Non era più "pensabile" per l'autore, " un mondo in cui non fossero state scritte queste storie!"

solo per citare la sua opera più complessa, Tuttavia, la tetralogia, con alterne fortune, lo ha impegnato, a vario titolo, per quasi un ventennio, prima di raggiungere questa forma, ancora semidefinitiva. Nato, dal Romanzo iniziale, dal titolo "La Frantumazione del Graal", le quattro opere che la compongono sono

"L'Eclissi" (versione di scena, del Romanzo citato), "Parsifal", "Parsifal II parte", "Il Sentiero del Graal". Può a tutti gli effetti essere definita la Tetralogia Italiana sul Graal, di cui l'autore ha sentito l'assenza, provando a colmarla a suo modo.

Altre opere più importanti nel suo percorso artistico, sono tutte presenti su Amazon: il Romanzo dal titolo, "La Frantumazione del Graal", dal quale ha poi tratto origine la Tetralogia; la fiaba ("C'era una volta in Campania"), che l'autore ama definire un melodramma popolare, in forma di fiaba; un lavoro teatrale che, dietro la struttura formale di una storia semplice nasconde nei fatti un impianto narrativo rientrante a pieno titolo, per un verso nel Teatro popolare, per un altro, nella tradizione del Melodramma italiano, per struttura e musicalità della rappresentazione; Per i brani musicali evocati, l'Autore si è richiamato prevalentemente ai più antichi brani della antica tradizione napoletana, qui assemblati, con il testo, per dar vita ad un'Opera molto suggestiva sia per la lettura che per una eventuale rappresentazione."Delta Project", unica concessione dell'Autore alla commedia brillante... e l'opera di Scena, più vicina ad una sceneggiatura filmica che teatrale, dal titolo "Morire a Napoli", attualmente in corso di pubblicazione. Una storia popolare, sull'intreccio fra legalità ed illegalità nella Città campana, quale vero e proprio paradigma di una critica feroce alle differenze di classe nella società contemporanea.

Fra le sue opere del periodo giovanile, e quindi totalmente "rinnegate" dall'autore, ricordiamo "Il Libro astrologico della Natura" e il saggio "Sincronicità, Archetipi, Astrologia".

Negli anni, e per la specifica fase storica, anche e soprattutto dell'Italia, suo Paese d'origine e dove vive, egli utilizza uno stile molto personale di scrittura drammaturgica, che ama definire ibrido: di uno stile cioè che si rapporta, fondendole per un testo unico, a più modalità di fruizione. Esse devono essere idonee alla lettura, ma anche a forme diverse di rappresentazione scenica, quale quella teatrale e cinematografica. La scrittura, così ridefinita, cede ogni tecnicalità, tipica delle sceneggiature, prediligendo una forma di scrittura visiva, su base scenica, ottimale per ogni tipo di fruizione. La scrittura cede ogni orpello da "strumento di lavoro" di una Produzione, guadagnandone in leggibilità, o, come egli ama dire, in un consumo dell'opera artistica paragonabile ad un cinema interiore. Il testo perde alcuni orpelli necessari ad una "messa in scena", per essere apprezzata come "Opera d'arte", espressamente concepita per una rappresentazione interiore, ma anche facilmente traducibile in forma di scena, più o meno elaborata.

Sta attualmente lavorando ad un libro sull'Astrologia e ad uno sul Processo d'Individuazione: argomenti che insieme all'arte ed alla passione politica, costituiscono il fulcro della sua attività di scrittore.

Se mai li darà alle stampe, c'è da immaginarsi che anche in tali ambiti sarà incline a fornire strumenti conoscitivi eterodossi, proprio come la sua complessa personalità.

Articoli popolari di Ennio Dinacci

Visualizza tutte le offerte