Stefano Loddo

Stefano Loddo è nato a Roma il 27 Agosto del 1966.

Si appassiona alla poesia sin dalla prima infanzia e si avvicina alla scrittura durante gli anni dell'adolescenza. In quel periodo suoi autori preferiti sono Baudelaire, Verlaine, Herman Hesse. Cresciendo si accosta ad autori come Montale e Ungaretti. Inizia a leggere Joyce, prima Dedalus, e poi la folgorazione con il suo Ulisse. Inizia un percorso di ricerca misurata della parola, cercando di scovare l'essenzialità delle cose. Il verso come immagine, scarna, della realtà. La prima pubblicazione, un quadernetto di poesie, risale al 1998: il volume autofinanziato dal titolo " Le stagioni del silenzio" in lingua italiana. Durante un periodo di letture intense, e di vicende personali profonde, con ls guerra in Iraq e nella ex Iugoslavia a fare da sfondo, nasce la raccolta " Amori ed altri giorni: oltre il Tempo " edito come prima edizione in self-publishing. Ripubblicato nel 2013 con Amazon Kdp, prima in italiano e poi in lingua inglese. Nel 2022 pubblica " Oltre le nuvole, al di là di un tempo nuovo" sempre con Amazon Kdp.

"Gli occhi di Stefano Loddo “cercano e indagano tra solchi di saggezza e rughe di ingenuità”. Un poeta mosso dal desiderio di “lasciar traccia di sé nel tempo, specchio della sua umanità”, che della propria umanità non nega quell’aspetto fragile, quello che cede al peso di “dover essere a tutti i costi il faro che illumina la rotta” o timoniere esperto e sicuro, stretto “ogni giorno un po’ di più” nel “grande cerchio della vita”; quella vita che “si beve a gocce”, quella stessa vita che “a viverla, ci plasma, ci modella” e che “sorprende”… e “noi, pulviscolo del mondo”, a “rovistarci dentro l’anima”. Come “la parola gira in tondo e si rincorre senza tregua”, egli “insegue sé stesso con mille dubbi e incertezze e la fatica di non trovarsi mai” e “l’uomo è un fiore spogliato di ogni suo petalo, uno dopo l’altro, fino a contemplare la sua misera essenza, nudo gambo sotto gli occhi del mondo”. Stefano Loddo è senz’altro un poeta ricco d’umanità, non solo “ripiegato su sé stesso”, nel proprio indagare entro sé, ma aperto e profondamente partecipe del dolore e dei fatti del mondo, egli volge lo sguardo su tutto ciò che lo circonda offrendone intense immagini al lettore. Anche nelle immagini che egli ci dona della propria storia personale, è nel dolore che, a mio parere, in maniera più coinvolgente trova miglior espressione la sua carica poetica. "

Alessandra Nateri Sangiovanni

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