Javier E. Díaz-Vera è Professore di Variazione e Cambiamento Linguistico presso l’Università di Castilla-La Mancha (Spagna). Il suo lavoro esplora una delle dimensioni più fondamentali della comunicazione umana: il modo in cui la lingua modella, ed è al contempo modellata da, emozioni, cultura, identità e processi cognitivi nelle diverse società e nei diversi periodi storici.
Formatosi in Linguistica Storica presso l’Università Complutense di Madrid e in Studi Scandinavi presso l’Università di Copenaghen, ha sviluppato una carriera accademica internazionale, svolgendo attività di insegnamento e ricerca in università della Spagna, del Regno Unito, della Svizzera, del Giappone, della Francia, della Grecia, dell’Italia, dell’Algeria, del Canada, dell’Australia e della Nuova Zelanda. Ha inoltre collaborato con la Commissione Europea a iniziative dedicate al multilinguismo europeo e alla diversità linguistica.
Da oltre tre decenni, Díaz-Vera studia il modo in cui le persone concettualizzano ed esprimono le emozioni attraverso lingue, culture ed epoche storiche differenti. Le sue ricerche spaziano dall’inglese antico e medio e dall’antico norreno fino all’inglese contemporaneo, allo spagnolo, al portoghese, al francese, al giapponese, all’ebraico, allo yiddish e ad altre tradizioni linguistiche. Un tema centrale del suo lavoro è la variazione concettuale: il modo in cui esperienze umane apparentemente universali, come la felicità, la paura, la rabbia, la vergogna, la tristezza, l’amore o lo stupore, possono essere comprese ed espresse in maniera diversa a seconda della lingua, della cultura, della società e del contesto storico.
Ha pubblicato oltre 70 articoli scientifici e capitoli di libro sottoposti a revisione tra pari ed è autore o curatore di numerosi volumi accademici. Le sue ricerche comprendono la linguistica storica e cognitiva, la sociolinguistica, il multilinguismo, il contatto linguistico, la linguistica dei corpora, la linguistica culturale e la storia delle emozioni. Il suo approccio si avvale inoltre dei contributi della psicologia, dell’antropologia, della sociologia, della storia dell’arte e degli studi culturali.
Al centro del suo lavoro vi è una concezione interdisciplinare del linguaggio inteso come qualcosa di più di un semplice sistema di parole e strutture: la lingua è anche una testimonianza del modo in cui gli esseri umani percepiscono, classificano e attribuiscono significato ai propri mondi emotivi e sociali. Attraverso l’analisi di queste connessioni tra lingue e nel corso del tempo, la sua ricerca mira a mettere in luce sia la diversità dell’esperienza umana sia le forze culturali che plasmano i nostri modi di pensare, sentire e comunicare.