T. M.

Chi sono? Meglio non saperlo.

Scrivo perché non posso farne a meno. Le storie si incastrano nella mia testa come pezzi di un puzzle e l'unico modo per metterle a posto è trasformarle in parole. Sono affascinato dai misteri, dalle coincidenze improbabili e dai personaggi che camminano sul filo del caos, proprio come Valeria Greca, la detective che ho creato.

Rimanere anonimo non è una scelta, è una necessità. Forse perché voglio che le mie storie parlino da sole, senza distrazioni. O forse perché, in fondo, mi piace l’idea di essere una presenza invisibile dietro le pagine, un po’ come un investigatore nell'ombra.

Non cerco fama, solo la soddisfazione di vedere un lettore sorridere in mezzo a una scena di tensione, riconoscersi in un personaggio imperfetto o sussultare per un colpo di scena inaspettato. Se ci sono riuscito, allora la mia missione è compiuta.

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