Ci sono persone che archiviano. E persone che conservano.
Le prime attraversano la vita come si attraversa una casa ordinata: le cose hanno un posto, i ricordi una distanza, i dolori una data di scadenza. Le seconde, invece, abitano una specie di magazzino interiore. Nulla viene davvero buttato. Tutto resta disponibile: un parcheggio mancato, una frase non detta, un amore finito, una telefonata rimandata, un'occasione persa, una versione alternativa della propria vita che continua a esistere da qualche parte, invisibile eppure ingombrante.
Il protagonista di queste pagine tiene un registro. Non è un contabile e non è un filosofo. È semplicemente un uomo che non riesce a smettere di fare i conti. Con gli altri, con se stesso, con il tempo, con la memoria. E soprattutto con quella parte del cervello che attribuisce alle perdite un peso maggiore dei guadagni e trasforma ogni assenza in una presenza ostinata.
La psicologia ha dato un nome a questo meccanismo: avversione alla perdita. Loss aversion. Ma i nomi spiegano poco. Perché dietro le definizioni ci sono le vite. E le vite raramente si lasciano ridurre a una formula.
Questo racconto osserva il modo in cui costruiamo i nostri inventari emotivi. Il modo in cui attribuiamo colpe e meriti. Il modo in cui trasformiamo le ferite in identità. E, soprattutto, osserva quella strana ostinazione umana che ci porta a contare ciò che manca molto più di quanto sappiamo riconoscere ciò che è rimasto.
Perché forse non siamo definiti dalle perdite che abbiamo subìto.
Forse siamo definiti da quelle che continuiamo a portarci dietro.
E, a volte, dal semplice fatto che continuiamo a contarle.
Le informazioni nella sezione "Riassunto" possono far riferimento a edizioni diverse di questo titolo.
Da: Grand Eagle Retail, Bensenville, IL, U.S.A.
Paperback. Condizione: new. Paperback. Ci sono persone che archiviano. E persone che conservano.Le prime attraversano la vita come si attraversa una casa ordinata: le cose hanno un posto, i ricordi una distanza, i dolori una data di scadenza. Le seconde, invece, abitano una specie di magazzino interiore. Nulla viene davvero buttato. Tutto resta disponibile: un parcheggio mancato, una frase non detta, un amore finito, una telefonata rimandata, un'occasione persa, una versione alternativa della propria vita che continua a esistere da qualche parte, invisibile eppure ingombrante.Il protagonista di queste pagine tiene un registro. Non e un contabile e non e un filosofo. E semplicemente un uomo che non riesce a smettere di fare i conti. Con gli altri, con se stesso, con il tempo, con la memoria. E soprattutto con quella parte del cervello che attribuisce alle perdite un peso maggiore dei guadagni e trasforma ogni assenza in una presenza ostinata.La psicologia ha dato un nome a questo meccanismo: avversione alla perdita. Loss aversion. Ma i nomi spiegano poco. Perche dietro le definizioni ci sono le vite. E le vite raramente si lasciano ridurre a una formula.Questo racconto osserva il modo in cui costruiamo i nostri inventari emotivi. Il modo in cui attribuiamo colpe e meriti. Il modo in cui trasformiamo le ferite in identita. E, soprattutto, osserva quella strana ostinazione umana che ci porta a contare cio che manca molto piu di quanto sappiamo riconoscere cio che e rimasto.Perche forse non siamo definiti dalle perdite che abbiamo subito.Forse siamo definiti da quelle che continuiamo a portarci dietro.E, a volte, dal semplice fatto che continuiamo a contarle. This item is printed on demand. Shipping may be from multiple locations in the US or from the UK, depending on stock availability. Codice articolo 9798184977133
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Da: California Books, Miami, FL, U.S.A.
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Da: AHA-BUCH GmbH, Einbeck, Germania
Taschenbuch. Condizione: Neu. Neuware - Ci sono persone che archiviano. E persone che conservano.Le prime attraversano la vita come si attraversa una casa ordinata: le cose hanno un posto, i ricordi una distanza, i dolori una data di scadenza. Le seconde, invece, abitano una specie di magazzino interiore. Nulla viene davvero buttato. Tutto resta disponibile: un parcheggio mancato, una frase non detta, un amore finito, una telefonata rimandata, un'occasione persa, una versione alternativa della propria vita che continua a esistere da qualche parte, invisibile eppure ingombrante.Il protagonista di queste pagine tiene un registro. Non è un contabile e non è un filosofo. È semplicemente un uomo che non riesce a smettere di fare i conti. Con gli altri, con se stesso, con il tempo, con la memoria. E soprattutto con quella parte del cervello che attribuisce alle perdite un peso maggiore dei guadagni e trasforma ogni assenza in una presenza ostinata.La psicologia ha dato un nome a questo meccanismo: avversione alla perdita. Loss aversion. Ma i nomi spiegano poco. Perché dietro le definizioni ci sono le vite. E le vite raramente si lasciano ridurre a una formula.Questo racconto osserva il modo in cui costruiamo i nostri inventari emotivi. Il modo in cui attribuiamo colpe e meriti. Il modo in cui trasformiamo le ferite in identità. E, soprattutto, osserva quella strana ostinazione umana che ci porta a contare ciò che manca molto più di quanto sappiamo riconoscere ciò che è rimasto.Perché forse non siamo definiti dalle perdite che abbiamo subìto.Forse siamo definiti da quelle che continuiamo a portarci dietro.E, a volte, dal semplice fatto che continuiamo a contarle. Codice articolo 9798184977133
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Da: CitiRetail, Stevenage, Regno Unito
Paperback. Condizione: new. Paperback. Ci sono persone che archiviano. E persone che conservano.Le prime attraversano la vita come si attraversa una casa ordinata: le cose hanno un posto, i ricordi una distanza, i dolori una data di scadenza. Le seconde, invece, abitano una specie di magazzino interiore. Nulla viene davvero buttato. Tutto resta disponibile: un parcheggio mancato, una frase non detta, un amore finito, una telefonata rimandata, un'occasione persa, una versione alternativa della propria vita che continua a esistere da qualche parte, invisibile eppure ingombrante.Il protagonista di queste pagine tiene un registro. Non e un contabile e non e un filosofo. E semplicemente un uomo che non riesce a smettere di fare i conti. Con gli altri, con se stesso, con il tempo, con la memoria. E soprattutto con quella parte del cervello che attribuisce alle perdite un peso maggiore dei guadagni e trasforma ogni assenza in una presenza ostinata.La psicologia ha dato un nome a questo meccanismo: avversione alla perdita. Loss aversion. Ma i nomi spiegano poco. Perche dietro le definizioni ci sono le vite. E le vite raramente si lasciano ridurre a una formula.Questo racconto osserva il modo in cui costruiamo i nostri inventari emotivi. Il modo in cui attribuiamo colpe e meriti. Il modo in cui trasformiamo le ferite in identita. E, soprattutto, osserva quella strana ostinazione umana che ci porta a contare cio che manca molto piu di quanto sappiamo riconoscere cio che e rimasto.Perche forse non siamo definiti dalle perdite che abbiamo subito.Forse siamo definiti da quelle che continuiamo a portarci dietro.E, a volte, dal semplice fatto che continuiamo a contarle. This item is printed on demand. Shipping may be from our UK warehouse or from our Australian or US warehouses, depending on stock availability. Codice articolo 9798184977133
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