Adriano dessì (9 risultati)

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Cartonato. Condizione: new. Melfi, 2025; cartonato, pp. 148, ill. col., cm 17x24. Questo volume si colloca nell'ampio - e sempre aperto - dibattito sul rapporto tra architettura e vegetazione nel progetto di paesaggio. Lo fa ripercorrendo alcuni solchi, già tracciati dalla modernità, di un progetto integrato tra le due dimension…i, ma soprattutto assumendo l'idea che le piante costituiscano materia primaria della definizione dello spazio. Il "farsi spazio" allude, infatti, sia alla necessità di una sempre più significativa presenza della vegetazione nell'habitat umano, sia alla possibilità che le piante possano assurgere a vere e proprie architetture in grado di esprimere caratteri sia ecologici che simbolici. Per assecondare questo apparente strabismo, il testo volutamente si muove tra esempi di architetture che "introiettano" il mondo vegetale per esaltare la dimensione immersiva nella natura dello spazio abitato e di spazi aperti che traspongono le configurazioni codificate della dimensione arborea, l'alberata, la radura, il campo, il filare, per connotare in senso inedito e sorprendente lo spazio della città. Libro.

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Cartonato. Condizione: new. A cura di Giorgio Peghin, Antonio Angelillo e Adriano Dessì.Melfi, 2026; cartonato, pp. 256, ill., cm 12x17. Il volume raccoglie i materiali, i progetti e le riflessioni prodotte nelle prime due edizioni del Master in Architettura del Paesaggio istituito dall'Università di Cagliari e promosso dalla ci…ttà di Carbonia, Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa nel 2011. Documenta gli esiti di questo percorso formativo per consentire uno sguardo critico in grado di cogliere gli aspetti innovativi, i temi rilevanti, le anticipazioni di questioni che, nel paesaggio, sembrano emergere con una frequenza e rilevanza senza precedenti. Il libro è strutturato seguendo una logica che prende spunto dalla didattica. Il capitolo "Metodi della progettazione" raccoglie i temi e i risultati dei workshop di progettazione principali, il "corpo" più rilevante del percorso formativo fondato sul progetto. Il capitolo "Scienze, metodi, teorie e culture" espone le lezioni, le conferenze e i seminari tematici che hanno costituito un sapere integrativo necessario per il progetto. Libro.

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Cartonato. Condizione: new. A cura di Dessì A., Miano P. e Peghin G.Melfi, 2025; cartonato, pp. 284, ill., cm 17x22.(Mosaico). Il volume interpreta il progetto come prospettiva di convivenza e cura per i paesaggi a rischio del Sud Italia. Il lavoro, sviluppato dalle Università di Napoli, Cagliari, Catania e dal Politecnico di Ba…ri, approfondisce quattro condizioni campione ricorrenti ed emblematiche: i paesaggi d'acqua delle dighe appenniniche, le miniere costiere del Sulcis-Iglesiente, i borghi collinari dei Monti Dauni e i boschi storici dell'area catanese sono indagati come "prelievi situati di un territorio laboratorio" perturbato e operativo allo stesso tempo. Riflessioni teoriche ed esplorazioni progettuali chiariscono, infatti, il quadro culturale di riferimento e le declinazioni di sondaggi operativi che, riconquistato un legame con la terra e con il tempo, incorporano e promuovono prevenzione, lunga durata e qualità degli interventi nell'ottica di riproporre, anche in luoghi fragili, le forme di un'alleanza tra uomo e natura intesa come profonda e autentica esperienza dell'abitare nei paesaggi stratificati a rischio. Libro.

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Brossura. Condizione: new. Siracusa, 2020; br., pp. 240, ill., cm 21,5x29.(Alleli/Research. 65). Successivamente all'istituzione delle aree metropolitane in Italia, maturano numerosi interrogativi sia in riferimento agli aspetti amministrativi, ben richiamati dalla Legge, che alle questioni del progetto alle diverse scale, dall'…architettura al paesaggio, che questa nuova condizione impone. La città di Sestu, uno dei nuclei più importanti e popolosi della prima corona cagliaritana, propone di orientare la propria politica di governo del territorio urbano attorno a un suo rinnovato ruolo nell'area vasta, e avanza ai propri organi di governo di approfondire le 'derive territoriali' misurate alla grande scala, al fine di rendere evidenti le necessità di costruire strategie per la realizzazione di un nuovo rapporto tra costruito e natura, sulle quali ripensare i propri modi di Abitare i luoghi. Questo studio si propone d'investigare il rapporto tra ricerca e progetto di architettura attraverso un approccio multiscalare, fondando il percorso di 'modificazione' dei luoghi sui principi del progetto paesaggistico e urbano, esplorati nei lavori di sintesi finali - 'narrazioni' - all'interno della Scuola di Architettura di Cagliari. Prefazione di Andrea Sciascia. Libro.

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Condizione: NEW. Siracusa: LetteraVentidue, 2025 9791256440665 660 N vol.: 1, N pag.: 164, W: 21, Illustr.: COL + B/N L'eredità dei paesaggi industriali dismessi pone diverse questioni che non possono più essere affrontate dal punto di vista di una sola disciplina né nella prospettiva della mera conservazione o della bonifica. L…a riproblematizzazione critica di questo patrimonio nell'attualità, infatti, deve contemplare molteplici apporti che si possono ricercare in un campo ampio che va dalle tecniche alle scienze naturali fino alle arti e agli studi umanistici: il modello del paesaggio sembra costituire, più credibilmente oggi, questo campo, nella sua connaturata "bifaccialità" - concettuale e concreta, ecologica e simbolica - in quanto ambito in cui un nuovo rapporto tra viventi, ma anche le manifestazioni simboliche di tale rapporto, si possono esprimere. Il paesaggio è però, soprattutto dopo la Convenzione Europea, anche quello che risulta dal degrado, dall'abbandono, dallo scarto: è un paesaggio "che avanza" dall'interruzione di un processo incompiuto, o dalla conversione tra un sistema produttivo e un altro. È un concetto che investe molte dimensioni, forse tutte, e "che avanza" anche nel senso comune che una collettività esprime rispetto ai luoghi. La ricerca e il punto di vista offerto da questo testo provano a proiettare il paesaggio post-industriale del sud-occidente sardo - uno dei bacini minerari più significativi in Europa tra Ottocento e Novecento - in questa dimensione nuova in cui il progetto prefigura nuove relazioni, nuove figure e nuove nature che possono essere suggerite dall'abbandono industriale, dagli scarti minerari, dalle nuove dinamiche di colonizzazione vegetale, dai nuovi usi spontanei. Un approccio interpretativo e pragmatico, allo stesso tempo, che parte dal riconoscimento di queste figure, "scavi", "fratture", "topografie", "scarti e ritrovamenti" per immaginare i resti industriali come nuove macchine ecologiche, che partecipano come protagoniste nella costruzione di un nuovo paesaggio. L'eredità dei paesaggi industriali dismessi pone diverse questioni che non possono più essere affrontate dal punto di vista di una sola disciplina né nella prospettiva della mera conservazione o della bonifica. La riproblematizzazione critica di questo patrimonio nell'attualità, infatti, deve contemplare molteplici apporti che si possono ricercare in un campo ampio che va dalle tecniche alle scienze naturali fino alle arti e agli studi umanistici: il modello del paesaggio sembra costituire, più credibilmente oggi, questo campo, nella sua connaturata "bifaccialità" - concettuale e concreta, ecologica e simbolica - in quanto ambito in cui un nuovo rapporto tra viventi, ma anche le manifestazioni simboliche di tale rapporto, si possono esprimere. Il paesaggio è però, soprattutto dopo la Convenzione Europea, anche quello che risulta dal degrado, dall'abbandono, dallo scarto: è un paesaggio "che avanza" dall'interruzione di un processo incompiuto, o dalla conversione tra un sistema produttivo e un altro. È un concetto che investe molte dimensioni, forse tutte, e "che avanza" anche nel senso comune che una collettività esprime rispetto ai luoghi. La ricerca e il punto di vista offerto da questo testo provano a proiettare il paesaggio post-industriale del sud-occidente sardo - uno dei bacini minerari più significativi in Europa tra Ottocento e Novecento - in questa dimensione nuova in cui il progetto prefigura nuove relazioni, nuove figure e nuove nature che possono essere suggerite dall'abbandono industriale, dagli scarti minerari, dalle nuove dinamiche di colonizzazione vegetale, dai nuovi usi spontanei. Un approccio interpretativo e pragmatico, allo stesso tempo, che parte dal riconoscimento di queste figure, "scavi", "fratture", "topografie", "scarti e ritrovamenti" per immaginare i resti industriali come nuove macchine ecologiche, che partecipano come protagoniste nella costruzione di un nuovo paesaggio.