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Aggiungi al carrelloBrossura. Condizione: new. Genova, 2026; br., pp. 70, cm 13x21. Fuente della Libertà nasce lontano dai palcoscenici e dagli archivi: in cucine annerite dal fumo, in aie e rifugi, nei ricordi di donne che furono ragazze durante la guerra. Ivano Malcotti raccoglie le loro voci; Laura Sicignano le accompagna verso la scena, restituendo loro corpo e presenza senza tradirne la verità. La Resistenza qui non è un mito, ma una pratica quotidiana. Ha il volto di Olga, Carla, Piera e di tante "senza nome": contadine, operaie, staffette, bambine cresciute troppo in fretta. Mani che impastano pane e nascondono esplosivi, biciclette cariche di rischio, risate ostinate accanto alla paura. In un intreccio di italiano e dialetto, ironia e dolore, microstoria ligure e storia europea si specchiano l'una nell'altra. Fuente è parola doppia: sorgente e ragazza. E la libertà, in queste pagine, è proprio questo: qualcosa che scorre solo se qualcuno ha il coraggio di riaprirla. Non una memoria pacificata, ma un gesto politico vivo, che interroga il presente e ricorda che la democrazia non è un dono, bensì una scelta, pagata duramente. Adattamento teatrale di Laura Sicignano. Testi introduttivi di Silvia Salis, Sindaca di Genova e Massimo Bisca, ANPI Genova. Libro.
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Aggiungi al carrelloBrossura. Condizione: new. Genova, 2026; br., pp. 80, cm 13x21.(I Fondamenti). Volume polisensoriale, teatro di narrazione con contenuti multimediali. Prefazione di Massimo Bisca - A.N.P.I. Genova - Interventi di Donatella Alfonso e Mirco Bonomi - Adattamento teatrale e regia di Mirco Bonomi. Michele Campanella. Una scelta iniziata a Spalato nel 1943, entrando, dopo il 9 settembre e l'armistizio, nella Resistenza. Per questa sua scelta ha vissuto diverse peripezie, proprio perché dalla Grecia è tornato in Italia per combattere i nazifascisti, facendo parte del primo nucleo della formazione partigiana a Cichero. Una storia, la sua, che abbiamo visto condensata in un'immagine proprio il giorno in cui gli abbiamo dato l'ultimo saluto alla presenza delle autorità provinciali e cittadine, delle sezioni dell'ANPI di Genova e della provincia, eravamo tutti raccolti intorno alla sua bara, coperta dal tricolore e dalla bandiera della brigata "Severino, che lui ha comandato nella guerra di Liberazione sino ad entrare in città, proprio da quella valle, il 24 aprile 1945. Il suo feretro aveva un picchetto d'onore davvero emblematico, perché, oltre ai suoi partigiani, al loro fianco erano presenti, in alta uniforme, i poliziotti della Questura di Genova. In entrambi i casi Gino Campanella ne è stato dirigente e protagonista. Per quanto ha fatto da partigiano ricevette la Medaglia d'Argento al Valor Militare e fu lo stesso generale americano Clark ad appuntargli sul petto la "Bronze Star". Ma avrà anche riconoscimenti nei successivi incarichi come "servitore dello Stato", contro il banditismo in Sicilia o in Sardegna, unito al suo intervento nelle varie catastrofi, alluvioni o altro. Perché, oltre alla sua lotta al banditismo, Gino si "inventò", nella Polizia di Stato, i primi rudimenti della Protezione Civile, con una formazione apposita composta da poliziotti e in seguito si impegnò per la smilitarizzazione della Polizia e alla nascita del suo sindacato, di cui è stato promotore. «Ho scritto questo monologo per restituire una voce. Non per trasformare una testimonianza in un simbolo, ma per ricordare che alcune vite, semplicemente, meritano di essere ascoltate. Quello di Michele Campanella non è un nome fermo in una pagina di storia ma è parte concreta della nostra Repubblica. E la memoria, se è autentica, non ha bisogno di enfasi. Ho provato a raccontarlo nella sua interezza. Non come un'icona, ma come un uomo che a un certo punto ha dovuto scegliere» (l'autore). «Il teatro di narrazione risale all'antica arte del racconto orale che di bocca in bocca attraversa il tempo e i luoghi. Oggi il teatro di narrazione prosegue questa tradizione assumendo sotto forma di monologo un modo specifico di fare teatro, che interpreta i personaggi senza ricorrere ad artifici scenici, rinunciando spesso a costumi e scenografie complesse, ma creando suggestioni con la forza della parola e del corpo in scena. L'attore non si trasforma nel personaggio ma lo racconta, contestualizza eventi e situazioni e porta il pubblico a immaginare» (Mirco Bonomi, attore e regista). Libro.
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